Poco invasiva, meno costosa, senza problemi di rigetto o di scarsa disponibilità: è la medicina rigenerativa, un nuovo approccio terapeutico finalizzato alla rigenerazione biologica di un tessuto o alla sua riparazione, anziché sostituzione, in modo da ripristinare alcune funzioni perdute per invecchiamento, traumi, difetti congeniti o malattie. Al centro della medicina rigenerativa, tema della Prima Conferenza Internazionale sulla Chirurgia Rigenerativa, organizzato vicino a Roma, le cellule staminali adulte, pluripotenti. “L’ultima frontiera è l’utilizzo delle staminali adulte prelevate dal grasso con una liposuzione, purificate, arricchite e immesse immediatamente attraverso un innesto nella parte danneggiata dell’organismo – spiega il professor Valerio Cervelli, direttore della Cattedra di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica di “Tor Vergata” -. “Le applicazioni sono vastissime: ferite che tardano a guarire, piaghe da decubito, ustioni anche estese, infarto cardiaco, patologie croniche, interventi estetici conseguenti a traumi, ma in generale la riparazione o sostituzione di tessuti e organi danneggiati ”.
I vantaggi sono evidenti: niente incompatibilità, tempi di degenza limitati (una sola seduta è sufficiente a rigenerare il tessuto, grazie alla capacità delle staminali di attecchire e riprodursi rapidamente), ridotto stress fisico e psichico, guarigione più rapida, nessun problema etico”.
La medicina rigenerativa richiede però strutture molto specializzate, come le banche dei tessuti e i laboratori GMP (Good Manufacturing Practicies) autorizzati, che hanno il compito di produrre, acquisire, conservare e distribuire i tessuti, certificando la loro idoneità e sicurezza e in Italia inesistenti al centro-sud.