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Il caso: “Ridarò la vita a mio figlio”

170111-1.JPGDa San Giuliano in Toscana, per cercare nelle cellule staminali un rimedio alla disabilità e aiutare il piccolo Giuseppe da 3 anni in coma.

 
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Le responsabilità nel caso sono ancora al vaglio della magistratura, dopo un primo pronunciamento favorevole ai Sarsano, che però non serve a lenire il dolore dei genitori. “Giuseppe era un bambino forte, pieno di energia - ricordano Sara e Dino -. Oggi è ridotto a un vegetale: non si muove, si nutre attraverso un sondino e risponde agli stimoli esterni solo con gli occhi. Non possiamo rassegnarci a vederlo in questo stato”. Da qui la decisione di tentare la strada del progresso scientifico.

Il piccolo è prenotato per una visita da Lorenzo Genitori, neurochirurgo all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. E’ questo un polo di eccellenza in Italia, dove da qualche tempo si sperimenta il trattamento delle forme tumorali e degli scompensi cerebrali attraverso il corredo di staminali messo a disposizione dai consanguinei dei pazienti.

Lo specialista esaminerà le cartelle cliniche di Giuseppe, per stabilire se, nel suo caso, è possibile sfruttare il potere curativo delle cellule per arginare il danno neurologico. “L’augurio è che mio figlio possa essere sottoposto al percorso terapeutico, per migliorare le sue condizioni”, spiega Sara, una madre-coraggio che si dice disposta ad affrontare la quarta gravidanza (Giuseppe ha già due fratellini più piccoli), pur di offrire al primogenito il prezioso patrimonio estraibile dal cordone ombelicale.

In questa vicenda, in effetti, la donna non si è mai persa d’animo, nemmeno quando è stata costretta a lasciare il suo lavoro di operaia per seguire il bambino, che ha bisogno di assistenza continua, o quando ha dovuto abbandonare San Giuliano, dove i Sarsano vivevano fino a tre anni fa, per trasferirsi a Casaletto Lodigiano, dove la vita costa meno ed è possibile risparmiare qualche soldo per le cure mediche.

Sorretta da una fede incrollabile, Sara è una seguace di Rita Cutolo, la pranoterapeuta di Saludecio (Rimini), che avrebbe avuto il dono della guarigione da padre Pio. “L’abbiamo vista in televisione e da allora ogni mese le portiamo Giuseppe - racconta -. L’anno scorso siamo stati anche a Lourdes”. “Non mi stancherò mai di pensare che mio figlio possa tornare a essere quello di una volta; vorrei riuscire a trasmettere questo messaggio di speranza a tutte le persone che vivono il mio stesso dramma”.

Fonte: Il Giorno