I danni alla cornea, dovuti a malattie o incidenti, responsabili di gran parte dei casi di cecità, potranno forse in futuro essere curati impiegando le cellule staminali: la speranza arriva dai risultati di una sperimentazione condotta da un gruppo di ricercatori australiani guidati dal dottor Nick Di Girolamo, dell’Università del Nuovo Galles del Sud, a Sydney, e pubblicato a maggio sulla rivista scientifica Transplantation. Il recupero della vista si è verificato in poche settimane su tre pazienti, di cui due con danni alla cornea dovuti ad un intervento chirurgico, e uno con una anomalia genetica, chiamata aniridia, che comporta l’assenza dell’iride. Se l’efficacia della nuova tecnica sarà confermata, potrebbe essere usata su larga scala, anche nei Paesi in via di sviluppo. Ma in cosa consiste?
Le cellule staminali presenti nel tessuto corneale rimosso dall’occhio sano (meno di un mm di superficie corneale) sono state coltivate in laboratorio sulla superficie di lenti a contatto, poi applicate sulla cornea danneggiata per dieci giorni. In quest’arco di tempo le staminali hanno ricolonizzato la superficie oculare dei pazienti, riparandola.
L’operazione dura due ore e può essere eseguita in anestesia locale solo su pazienti che abbiano almeno una delle due cornee sane, mentre non può essere fatta su persone con lesioni bilaterali.