La pelle ricostruita in laboratorio è oggi la terapia di elezione per i grandi ustionati: da un lembo di tessuto sano e non lesionato del paziente stesso (contenente le cellule staminali adulte) si riescono a ottenere in laboratorio strisce di pelle neoformata, che viene poi reimpiantata solo dopo alcune settimane, in quanto si tratta di una procedura lenta. Per ovviare al rischio di infezione e disidratazione tipiche di questo intervallo di tempo, si utilizzano oggi pelle di donatori, o reti artificiali di supporto alla crescita delle cellule, che però possono provocare rigetto o infezioni.
In uno studio pubblicato sul numero di novembre della rivista Lancet, cellule staminali embrionali umane sono state trasformate in una popolazione pura ed omogenea di cheratinociti, in grado di ricostituire l’epidermide, che può essere usata proprio sui grandi ustionati come soluzione ponte in attesa di trapianto autologo e trapiantate con successo per ora su topolini. Lo studio è stato condotto da Christine Baldeschi dell’INSERM e Institute for Stem Cell Therapy and Exploration of Monogenic Diseases ad Evry Cedex, in Francia.