Nell’ultimo anno oltre 10 mila mamme hanno deciso di conservare in una biobanca estera il sangue ombelicale del proprio bambino (visto che in Itala è vietato la conservazione autologa per uso personale).
Tra queste, anche due mamme famose, Stefania Rocca e Ambra Angiolini, che hanno capito, come tante altre, l’importanza di fare la scorta di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale alla nascita, che potrebbero in futuro rivelarsi utili se il bambino dovesse avere una malattia grave, come la leucemia e la talassemia.
Il dibattito sulla reale utilità di questa scelta, tra sostenitori e oppositori, continua però ad essere acceso da anni. Arsenio Spinillo, direttore dell’Unità operativa di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale San Matteo di Pavia, sostiene che la cura con cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale del neonato riguardi solo le persone meglio informate e le più abbienti, ma soprattutto è convinto che le probabilità di poter utilizzare queste cellule per sé o i familiari siano in realtà bassissime (solo una persona su 20 mila e nei primi 20 anni di vita può averne bisogno, secondo stime recenti) e comunque sia molto più utile donare il sangue ombelicale alle banche pubbliche, dove viene messo a disposizione di tutti. I sostenitori di questa procedura affermano invece che i criteri di selezione delle banche pubbliche sono troppo rigorosi (non sono accettate sacche placentari troppo piccole), mentre nelle banche private si possono conservare anche piccole quantità di cellule staminali inferiori agli standard, che comunque potrebbero essere sufficienti a salvare una vita.
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