Cellule staminali mesenchimali isolate dal sangue del cordone ombelicale umano sono state trapiantate in topi in cui era stata provocata una forma di insufficienza renale acuta con cisplatino (un farmaco usato per la chemioterapia), favorendo la riparazione del tessuto danneggiato. L’insufficienza renale è caratterizzata da un danno esteso alle cellule dei tubuli, responsabili delle più importanti funzioni del rene e l’unica soluzione al momento è la dialisi e il trapianto. I risultati sono stati pubblicati sul numero di gennaio della rivista Stem Cells da ricercatori italiani dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Bergamo.
Una volta iniettate nel sangue dei topi, le cellule staminali mesenchimali umane, che danno origine a elementi di tessuti diversi, come l’osso, la cartilagine, grasso e epitelio, (a differenza delle staminali ematopoietiche producono cellule del sangue), si sono localizzate nel rene danneggiato, favorendo la rigenerazione del tessuto renale, con un conseguente miglioramento della funzione dell’organo e della sopravvivenza. Localmente queste cellule staminali producono fattori di crescita in grado di promuovere la proliferazione cellulare e di ridurre la morte delle cellule renali.
I risultati, incoraggianti nel modello animale, dovranno essere confermati anche nell’uomo e in questo caso la terapia cellulare potrebbe essere una cura promettente per l’insufficienza renale.
I Laboratori del Mario Negri di Bergamo stanno testando da alcuni anni le potenzialità delle cellule staminali nella rigenerazione del rene, prima che si arrivi alla perdita completa della sua funzione.