Il neuroblastoma è un raro tumore che colpisce i bambini e origina dalle cellule del sistema nervoso simpatico localizzate nelle ghiandole surrenali, oppure in alcuni gruppi di cellule nervose, i gangli, presenti nel collo, nel torace e nell’addome ai lati della colonna vertebrale. La diagnosi è importante per stabilire con precisione lo stadio della malattia e quindi pianificare le cure. Quando il tumore si trova allo stadio 4 (oltre alla la massa principale il tumore ha dato cioè metastasi nel midollo osseo, ossa, fegato) l’intervento chirurgico va associato a un trattamento molto aggressivo con alte dosi di chemioterapia, seguite da autotrapianto di cellule staminali del paziente (prelevate anche dal cordone ombelicale). Il primo trapianto autologo di cellule staminali cordonali, risale al 1999 ed è stato eseguito proprio in una bambina di 19 mesi affetta da questa forma tumorale (poi guarita), che aveva conservato queste preziose cellule alla nascita perché il fratellino era malato di leucemia mieloide acuta.
Ora ai problemi etici sull’uso delle cellule staminali si stanno però aggiungendo anche problemi di sicurezza, legati alla possibilità di trasmissione di virus o malattie, come quelle tumorali. In un recente articolo comparso sulla prestigiosa rivista JNCI (Journal of the National Cancer Institute), firmato anche dalla dottoressa Irene Martini, direttore scientifico di Smart Bank, è stata valutata questa possibilità in una bambina di tre mesi affetta da neuroblastoma toracico allo stadio 4, che aveva già infiltrato fegato e midollo osseo. Il campione di sangue cordonale della bimba conservato alla nascita e analizzato con metodiche sofisticate, è risultato contaminato dalle cellule tumorali, diverse però da quelle staminali, anche se l’inoculazione in topolini non ha determinato la comparsa del tumore. I ricercatori suggeriscono però di testare sempre il campione di sangue prima del trapianto, malgrado il neuroblastoma sia un tumore molto raro. In altre parole, vanno migliorati gli standard di sicurezza, che normalmente vengono rispettate dalle biobanche più serie. Non significa quindi che la ricerca sulle staminali debba essere abbandonata, ma che bisogna fare di più per la sicurezza.
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