Il futuro della cura del diabete di tipo 1, insulino dipendente o giovanile, potrebbe forse stare nell’impiego delle cellule staminali: la speranza arriva da un gruppo di ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, che ha portato avanti una sperimentazione su 23 pazienti tra i 13 e i 31 anni affetti da questa forma di diabete. I risultati sono stati pubblicati ad aprile sulla rivista Journal of the American Medical Association (JAMA), ma Richard Burt, che ha guidato la ricerca, e i suoi colleghi avevano già segnalato nel 2007 il successo a breve termine del trattamento, noto come trapianto autologo non-mieloablativo di cellule staminali emopoietiche, monitorando da allora i pazienti per valutare la durata degli effetti. Secondo i ricercatori, potrebbe bastare un’iniezione di cellule staminali, prelevate dal midollo osseo del paziente per far ripartire la produzione dell’insulina da parte del pancreas. Per quasi 4 anni 20 dei 23 pazienti trattati non hanno avuto bisogno delle iniezioni quotidiane di insulina per mantenere un buon controllo glicemico, otto hanno poi dovuto riprenderle, mentre in tre pazienti il trapianto di staminali non ha funzionato. Per scoprire se il cambiamento era duraturo, i ricercatori hanno misurato i livelli di peptide-C, correlati alla produzione di insulina, evidenziando un suo aumento fino a 24 mesi dopo il trapianto, che si manteneva per almeno 36 mesi.
Anche negli 8 pazienti che hanno dovuto riprendere l’insulina si è rilevato un significativo aumento del livello di peptide-C per almeno due anni. Secondo i ricercatori, il trattamento con le staminali funzionerebbe solo nei pazienti in cui la malattia è stata diagnosticata da poco, in quanto l’iniezione delle staminali avrebbe proprio l’effetto di contrastare la distruzione delle cellule che producono l’ormone (le beta cellule) .