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DALLA MUCOSA DEL NASO STAMINALI PER CURARE PROBLEMI UDITIVI: PRIMI ESPERIMENTI SUI TOPI

udito.jpgI problemi uditivi nei primi anni di vita possono sfociare nella riduzione inesorabile dell’udito, se non trattati tempestivamente. Uno studio  pubblicato sulla rivista scientifica Stem Cells, condotto da Sharon Oleskevich del Hearing Research Group della University of New South Wales, in Australia, suggerisce però l’utilità del trapianto di cellule staminali prelevate dalla mucosa nasale umana nel  preservare la funzione uditiva, se usate precocemente nei  disturbo dell’udito (che di solito iniziano nell’infanzia). Nella sperimentazione, condotta su topolini con disturbi dell’udito dovuti a degenerazione delle cellule nervose che tappezzano la coclea, nell’orecchio interno, l’impianto delle  staminali nasali è stato in grado di prevenire il danno uditivo irreversibile. Secondo i ricercatori, le staminali nasali  potrebbero agire rilasciando fattori molecolari trofici per le cellule della coclea.

 

PER CURARE L’ARTROSI DEL GINOCCHIO EFFICACI LE STAMINALI DEL TESSUTO ADIPOSO

ginocchio.jpegCellule staminali mesenchimali prelevate dal tessuto adiposo e inserite direttamente nell’articolazione del  ginocchio attraverso una semplice iniezione per curare l’artrosi e svolgere un’azione riparativa e protettiva: su questa opportunità terapeutica (la cui unica soluzione a lungo termine è la protesi), lavora ADIPOA, consorzio europeo che ha fatto il punto sui risultati sinora raggiunti  all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. “Gli studi preclinici stanno dando buoni risultati e la scelta del tessuto adiposo è valida, in quanto le cellule staminali che se ne ricavano si sono dimostrate capaci di rilasciare fattori di crescita che portano alla riparazione della cartilagine danneggiata. - spiega il professor Andrea Facchini, direttore del Laboratorio di Immunoreumatologia e Rigenerazione Tissutale del Rizzoli. – Una volta verificata anche la sicurezza, il progetto ADIPOA (Adipose derived stromal cells for osteoarthritis treatment”), avviato un anno fa (terminerà nel 2013) sotto il coordinamento dell’Università di Montpellier e  il finanziamento dell’Unione Europea di oltre 9 milioni di euro, passerà alla fase clinica, che prevede la sperimentazione su pazienti con osteoartrite avanzata al ginocchio. Le prospettive che questa strada apre alla Medicina Rigenerativa in Reumatologia sono promettenti e possono portare a un concreto miglioramento della qualità della vita di persone, costrette a forti limitazioni motorie e a dolore cronico.

STAMINALI CORDONALI AUTOLOGHE NELLE LESIONI CEREBRALI DA TRAUMI

Il dottor Charles Cox, professore di chirurgia pediatrica, sta avviando all’Università del Texas Health Science Center, di Houston (UTHealth) la prima fase di uno studio approvato dalla  FDA per  valutare la sicurezza in bambini  e ragazzi tra i 18 mesi e i 17 anni dell’infusione di cellule staminali cordonali autologhe conservate alla nascita nel trattamento delle lesioni cerebrali di origine traumatica (TBI). Questa sperimentazione è condotta in collaborazione con il  Children’s Memorial Hermann Hospital e il Cord Blood Registry Center for Regenerative Medicine.

CONTINUANO I TEST CON LE STAMINALI EMBRIONALI NELLE MALATTIE OCULARI

Dopo il primo via libera all’azienda statunitense Geron per i test sull’uomo con le staminali embrionali nella ricostruzione della guaina che avvolge le fibre nervose, un secondo ok è arrivato lo scorso novembre 2010 dall’ente americano per il controllo sui farmaci, la Food and Drug Administration (Fda). Il via libera riguarda i test su 12 ragazzi affetti dalla malattia di Stargard, grave malattia oculare ereditaria della retina, appartenente alle maculopatie, prime cause nel mondo di cecità. A condurre la sperimentazione è l’azienda Advanced Cell Technology (Act) (la stessa che dieci anni fa ha clonato il primo embrione umano). Con le cellule staminali (sperimentate in modelli animali e nei ratti con un miglioramento del 100% delle capacità visive) è possibile produrre una quantità illimitata di cellule sane dell’epitelio pigmentato della retina, le prime ad essere colpite dalla malattia. Ed è recente la notizia comparsa su Los Angeles Times di un altro via libera dato alla stessa azienda per una sperimentazione sul trattamento della degenerazione maculare senile con l’aiuto di cellule staminali embrionali su persone adulte per dimostrarne l’innocuità.

 

LE STAMINALI DEL TESSUTO ADIPOSO POTENZIANO LA RIGENERAZIONE DEI TESSUTI. UNO STUDIO ITALIANO DEL SAN GALLICANO E REGINA ELENA

images-2.jpegLa ricostruzione dei tessuti danneggiati può partire, è noto,proprio dal nostro stesso tessuto adiposo, ovvero dal tanto “detestato“ grasso. Alcuni ricercatori, guidati da Valentina Folgiero e Rita Falcioni dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, e da Stefania Bucher, dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, hanno dimostrato in uno studio pubblicato sulla rivista ‘Cell Trasplantation‘ che le cellule staminali adulte prelevate dal tessuto adiposo di pazienti che hanno avuto un autotrapianto di grasso aspirato in un’altra zona del corpo, potenziano la capacità di rigenerazione dei tessuti danneggiati da traumi, ulcere, radioterapia, mastectomie e altri interventi chirurgici. La scoperta potrebbe segnare una svolta nella chirurgia ricostruttiva. Il team ha infatti evidenziato che queste staminali derivate dal grasso mantengono le loro caratteristiche di staminalità per un lungo periodo, e possono essere impiegate nella terapia cellulare per aumentare l’efficienza del trapianto autologo di tessuto adiposo. Nello studio italiano le staminali, isolate e purificate dal grasso aspirato in 15 pazienti (trattati tramite autotrapianto di tessuto adiposo dopo mastectocomia o quadrantectomia), hanno espresso livelli elevati di markers di staminalita’, che si mantengono per almeno tre mesi. In pratica, queste staminali adipose adulte sono in grado di differenziarsi in adipociti (o cellule adipose) anche dopo tre mesi di coltura in vitro. Superato questo periodo, le staminali adipose non proliferano più, ma possono differenziarsi ancora, se sottoposte a uno stimolo adeguato.

 

CELLULE PANCREATICHE DALLE STAMINALI ESTRATTE DAI TESTICOLI

diabetes-coverage-and-medicare.jpgIn futuro cellule staminali prelevate dai testicoli potrebbero essere usate per curare il diabete di tipo 1. A dimostrarne la possibilità è  uno studio condotto ricercatori del Georgetown University Medical Center di Washington DC, coordinato G. Ian Gallicano, docente al Dipartimento di Biologia Cellulare dell’Università americana,  presentato al convegno annuale dell’American Society of Cell Biology, a Filadelfia. La sperimentazione, di cui si parla sul quotidiano britannico “The Guardian“,ha dimostrato che le cellule staminali spermatogeniche (le SSC, che danno origine agli spermatozoi) estratte dai tessuti dei testicoli possono avere funzioni simili alle cellule ß delle isole di Langerhans presenti del pancreas, responsabili della produzione di insulina e distrutte invece nel diabete di tipo 1, malattia che riguarda circa il 10 per cento delle persone diabetiche, e insorge spesso durante l’infanzia o l’adolescenza. Nell’esperimento, una volta trapiantate in topi diabetici, queste cellule hanno cominciato a produrre insulina, comportandosi proprio come le cellule-beta del pancreas. 

ARTRITE REUMATOIDE, EFFICACI NEI TOPI ANCHE LE STAMINALI MESENCHIMALI DEL CORDONE OMBELICALE

images-2.jpegLe cellule staminali mesenchimali del cordone ombelicale potrebbero essere utili nel trattamento dell’artrite reumatoide, malattia autoimmune caratterizzata da infiammazione sinoviale e distruzione articolare: a dimostrare la loro attività antiinfiammatoria (simile a quella delle staminali mesenchimali del midollo osseo) sono i risultati di alcune ricerche condotte da ricercatori cinesi guidati da Zhanguo-Li al Dipartimento di Reumatologia dell’ospedale dell’Università del Popolo di Pechino. Le sperimentazioni, condotte in vitro e su animali, e pubblicate sulla rivista Arthritis Research and Therapy, hanno evidenziato come queste staminali prelevate da sangue del cordone ombelicale possano spegnere l’infiammazione e attenuare l’artrite. L’infusione sistemica di cellule staminali mesenchimali ombelicali nei topi ha dimostrato di ridurre significativamente la gravità dell’artrite reumatoide. Al momento, la fonte più comune delle cellule staminali mesenchimali è il midollo osseo, ma la tecnica di prelievo è invasiva e la capacità di differenziazione delle cellule midollari può diminuire con l’età, mentre la raccolta di staminali mesenchimali dal cordone ombelicale non richiede alcuna procedura invasiva. 

NUOVA TECNICA PER ISOLARE LE STAMINALI CEREBRALI

Isolare in modo più preciso e rapido le cellule staminali pure, che danno origine a tutti i tipi di cellule nervose, direttamente dal tessuto cerebrale umano: è un passo importante per lo sviluppo di nuove cure di malattie del sistema nervoso (dal Morbo di Parkinson, a quello di Huntington, dalla sclerosi multipla, alle lesioni del midollo spinale), descritto da un gruppo di neuroscienziati dell’Università del Rochester Medical Center sulla rivista  scientifica Journal of Neuroscience. Alla ricerca, guidata da Steven Goldman, hanno partecipato anche due ricercatori italiani. Dopo i primi mesi di sviluppo embrionale umano, queste cellule preziose diventano infatti più rare nel cervello e isolarle e manipolarle diventa difficile. Con la nuova tecnica è possibile identificare il tratto del DNA che codifica per una proteina  chiamata Sox2, e che risulta attivo solo nelle cellule staminali.

AL VIA I TEST CON CELLULE “BAMBINE” SU SCIMMIE CON LESIONI NERVOSE

Sono partiti sulle scimmie i primi esperimenti per riparare le lesioni del midollo spinale impiegandocellule pluripotenti indotte (Ips). A condurli, alcuni ricercatori giapponesi dell’università Keio a Tokyo, guidati da Hideyuki Okano. Lo ha comunicato a Roma al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) il “padre” delle Ips, Shinya Yamanaka, dell’Università  di Kyoto. Negli esperimenti cellule adulte prelevate dai primati sono state fatte tornare ”bambine”, quindi le nuove cellule riprogrammate pluripotenti sono state guidate verso la differenziazione in cellule nervose, capaci di riparare le lesioni nel midollo spinale. La sperimentazione sulle scimmie è iniziata dopo il successo dei primi test eseguiti sui topi l’estate scorsa, che hanno dato risultati sovrapponibili a quelli ottenuti con le cellule staminali embrionali. Per avere i risultati sulle scimmie ci vorrà però più tempo, mentre sull’uomo serviranno anni, ma è un passo importante per questa linea di ricerca.

BIMBA CON LEUCEMIA CURATA CON LE SUE STAMINALI CORDONALI

bambina.jpegIn assenza di un donatore compatibile, il trapianto di cellule staminali del cordone rappresenta un’alternativa valida per i bimbi con leucemia linfoblastica acuta, variante che colpisce i più piccoli. In Germania, una bambina di 9 anni è stata curata per una forma aggressiva di questo tumore del sangue, grazie proprio al trapianto di cellule staminali del sangue del suo cordone ombelicale, conservato alla nascita in una biobanca tedesca.Il trapianto autologo è stato effettuato sei anni fa all’Advocate Hope Children’s Hospital di Oak Lawn in Illinois (Usa). E’ il primo caso al mondo di guarigione totale. 

NUOVA TECNICA DI “CONVERSIONE” DIRETTA PER OTTENERE CELLULE DEL SANGUE DALLA PELLE

ricercatore-17.jpgSono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature i risultati di un lavoro condotto da alcuni ricercatori canadesi della McMaster University,  guidati da Mick Bhatia: dalle cellule della pelle sono state prodotte cellule progenitrici del sangue, con una programmazione diretta, senza cioè passaggi intermedi. Le cellule adulte sono state trasformate direttamente in cellule ematiche, saltando la tappa del “ringiovanimento”, che porta le staminali adulte allo stadio di staminali pluripotenti. I ricercatori hanno prelevato campioni di cellule del derma, i fibroblasti, le hanno coltivate in laboratorio, inserendo un fattore di trascrizione, il gene OCT4, e le hanno fatte crescere insieme a specifici fattori di crescita, ottenendo così staminali emopoietiche, cioè progenitrici delle cellule del sangue. Secondo gli autori, in futuro si potrebbero eseguire trasfusioni utilizzando sangue prodotto da campioni della propria pelle, ma solo dopo averne verificato la sicurezza sull’uomo, quindi tra qualche anno. Le prime sperimentazioni cliniche sono previste infatti solo a partire dal 2012. Anche se ci vorrà del tempo, si tratta tuttavia di un altro passo avanti nella ricerca, che aumenta ulteriormente le applicazioni di queste preziose cellule.

STUDIO SULLE STAMINALI NELLA DISTROFIA MUSCOLARE

distrofia.jpegUna ricerca condotta da Pier Lorenzo Puri, ricercatore dell’Istituto Telethon Dulbecco alla Fondazione Santa Lucia di Roma, ha chiarito i meccanismi con cui le cellule staminali dei muscoli possono rigenerare nuovo tessuto in risposta a un danno. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell Stem Cell e sostenuto da Parent Project Onlus, ha individuato nuovi bersagli per farmaci  per  ritardare quel “punto di non ritorno” oltre il quale i muscoli dei pazienti con distrofia muscolare di Duchenne non riescono più a rigenerarsi da soli. Il nuovo studio indica i meccanismi con cui le cellule staminali muscolari decodificano i segnali infiammatori e li convertono in segnali che favoriscono la rigenerazione. La speranza, secondo il ricercatore, è di allaungare la fase rigenerativa, ritardando l’effetto degenerativo della malattia.  In pratica, si stanno valutando diversi composti chimici diretti contro gli enzimi chiave della castata infiammatoria per aumentare la capacità delle staminali di rigenerare tessuto muscolare. E regalare tempo al paziente e alla ricerca scientifica, che nel frattempo sta andando avanti in varie direzioni.

SCOPERTO UN CANALE DI COMUNICAZIONE TRA FEGATO E MIDOLLO OSSEO

ricercatori.jpegQuando il fegato è troppo danneggiato  per ricorrere alle proprie staminali per autorigenerarsi, a causa di malattie o dopo asportazione chirurgica di tumori o altre lesioni, ne riceve una riserva dal midollo osseo, che lo aiuta  a ripararsi, ma solo in caso di danno epatico molto esteso e grave. A scoprirlo è stata l’équipe del professor Antonio Gasbarrini, docente di Medicina Interna all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma,  che ha pubblicato i risultati  di uno studio sulla rivista “Digestive and liver desease”. Secondo Gasbarrini,  impiegando fattori di crescita si potrebbe intensificare il lavoro delle staminali midollari, ottenendo la riparazione di un fegato molto compromesso. Positive le future ricadute terapeutiche: potrebbero essere trattati con resezione chirurgica del fegato un maggior numero di pazienti, in particolare quelli oggi ritenuti inoperabili perché con un tessuto epatico troppo compromesso. I ricercatori hanno visto infatti che nel sangue dei pazienti sottoposti a rimozione di parte del fegato, la percentuale di cellule staminali aumenta  nei giorni successivi all’intervento, in modo maggiore in quelli a cui viene tolto più del 40% dell’organo.

 

STAMINALI DALLA PELLE CON UN NUOVO METODO

ricercatore-3.jpegArriva dai ricercatori del Harvard Stem Cell Institute la scoperta di un nuovo metodo per riprogrammare cellule della pelle umana in modo da trasformarle in staminali.La ricerca, condotta dal team guidato dal professore Derrick Rossi, è stata pubblicata dalla rivista Cell Stem Cell ed è stata divulgata dall’agenzia Reuters. Con la nuova tecnica si evita l’introduzione nella cellula di virus per portare nuovi geni (con il rischio di sviluppare tumori) e si si risolve il contrasto etico sulla distruzione degli embrioni umani da cui derivano le cellule staminali.Stando a questa ricerca, in futuro si potranno ricreare cellule cardiache, nervose e forse anche in cellule muscolari.

 

PER LA PRIMA VOLTA ISOLATE CELLULE STAMINALI DELLA MAMMELLA

Due ricercatori, Larry Rohrschneider e Lixia Bai del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, hanno per la prima volta isolato da cavie le staminali del tessuto della mammella, risalendo al gene s-Ship, attivo solo in queste cellule. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Genes & Development. Gli esperti sono anche riusciti a dimostrare la capacità delle nuove cellule di ricostruire il tessuto mammario, in grado di produrre latte, una volta trapiantato delle cavie femmine.In futuro, queste cellule potrebbero essere usate per la ricostruzione del seno, in chirurgia estetica, oppure per studiare l’origine dei tumori alla mammella più aggressivi.