Pazienti disperati, disposti a recarsi all’estero per sottoporsi a cure e trattamenti ancora sperimentali, non sicuri e potenzialmente pericolosi, contro malattie che la medicina non è ancora in grado di sconfiggere, come sclerosi multipla, distrofia muscolare, malattia di Alzheimer e altre: è il turismo delle staminali, che vede tra le mete più popolari Germania, Cina, Tailandia, Costa Rica e Messico, tutti paesi in cui queste terapie sono legali. Il fenomeno, di cui si parla su Il Sole 24 ore, è stato denunciato ad agosto in un allarmante rapporto di un gruppo di ricercatori britannici specializzati nelle ricerche sulle cellule staminali, che avvertono anche come potrebbero essere addirittura 700 le strutture sanitarie nel mondo in cui è possibile sottoporsi a cure a volte rischiose per la salute e per la vita stessa, perché non ancora sperimentate a sufficienza, ma molto costose. Oggi, al di là delle ricerche condotte da scienziati seri e affidabili in strutture accreditate, che probabilmente porteranno i loro frutti, cosa si può davvero e concretamente curare con le staminali? Le malattie del sangue e alcune patologie del sistema immune, le immunodeficienze primitive, mentre pelle e cornea si possono riparare.
Le frontiere della ricerca sulle cellule staminali pluripotenti indotte (Ips): a illustrarle al CNR di Roma è stato Shinya Yamanaka, che conduce ricerche nel campo delle cellule staminali adulte riprogrammate, le cosiddette staminali “etiche”, capaci cioè di differenziarsi in qualsiasi altra cellula, senza distruggere gli embrioni. In Italia per ricevere il premio internazionale Balzan 2010 per la biologia e le potenziali applicazioni delle cellule staminali, lo scienziato giapponese ha illustrato le potenzialità terapeutiche di una futura banca Ips, paragonabile a una banca del sangue, cui si attinge quando non è possibile usare il sangue del paziente. Secondo Yamanaka, così come esistono diversi gruppi sanguigni compatibili con i vari pazienti, anche in questo campo dovranno essere condotte ricerche sulla compatibilità. Mentre i gruppi sanguigni sono quattro, le combinazioni di cellule sono invece più di diecimila, per cui l’obiettivo primario è quello di trovare una sorta di gruppo 0 che possa assicurare le condizioni di massima compatibilità con il maggior numero di pazienti.
Modificare geneticamente le cellule staminali dei tumori per usarle come arma anti-cancro: è l’obiettivo ambizioso di uno dei 5 progetti finanziati dall’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro). 60 milioni di euro stanziati in 5 anni, grazie ai fondi del 5 per mille dei contribuenti italiani. Il progetto sarà guidato da Alessandro Massimo Gianni, della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori (Int) di Milano e coinvolgerà 16 gruppi di ricerca e 89 ricercatori distribuiti tra Int, San Raffaele di Milano, Istituto superiore di Sanità di Roma e Istituto Gaslini di Genova. Utilizzando il principio della terapia genica (introdurre un gene specifico nel Dna della cellula staminale, usando come vettore un virus neutralizzato), le staminali adulte emopoietiche prelevate dal midollo osseo del malato, vengono coltivate e modificate geneticamente per produrre una particolare proteina killer (Trail), in grado di legarsi ai recettori presenti sulle cellule tumorali, spingendole al suicidio (la cosiddetta “apoptosi”). Una volta armate, le staminali vengono poi reinfuse nel sangue (senza rischio di rigetto), dove si dirigono verso le cellule tumorali. In condizioni normali, le cellule “bambine” si spingono invece verso il tumore, ma per aiutarlo a crescere. Finora le sperimentazioni sono state condotte solo su animali affetti da cancro e metastasi con risultati incoraggianti, tanto che, secondo i ricercatori, in 3 anni potrebbe partire una sperimentazione clinica, che coinvolgerà circa venti di pazienti con tumore.
Ci siamo: la Food and Drug Administration, l’agenzia federale americana che si occupa di farmaci, ha dato il via libera ai primi test clinici sull’uomo con cellule staminali derivate da embrioni. Ne ha dato l’annuncio The New York Times, che scrive come a condurli in alcuni pazienti con danni al midollo spinale sia la Geron Corporation (società all’avanguardia nel campo della ricerca sulle staminali) con l’Università della California a Irvine. Il primo paziente, ricoverato nel centro Shepherd di Atlanta, specializzato nella ricerca sulle lesioni spinali (uno dei sette centri americani coinvolti nella sperimentazione), ha già ricevuto nel punto della lesione un’iniezione di cellule staminali estratte da embrioni umani, trasformate poi in oligodendrociti, le progenitrici delle cellule che favoriscono la trasmissione dei segnali nervosi tra neuroni. La speranza è che le cellule iniettate riparino la mielina, la guaina che avvolge le cellule nervose, ripristinando le funzioni nervose. L’obiettivo di questa prima fase è dimostrare la sicurezza della terapia, ma serviranno anni prima che la terapia entri nei protocolli di cura, una volta dimostrata la sua efficacia.
L’equipe del Professor Piero Anversa, della Harvard Medical School di Boston, e l’IRCCS Policlinico San Donato di Milano: la collaborazione, siglata da un accordo, porterà alla creazione di un nuovo laboratorio biochimico italo-statunitense, all’interno del centro di ricerca di Harvard particolarmente all’avanguardia nel campo della medicina riparativa, con l’obiettivo di potenziare le capacità rigenerative delle cellule staminali cardiache, rendendole più resistenti dopo un infarto del miocardio o a causa di patologie come il diabete. L’accordo prevede lo sviluppo di una parte fondamentale delle ricerche in Italia, proprio nei laboratori di San Donato. Anversa ha individuato per primo le staminali nel cuore dei mammiferi, uomo compreso, sostenendo che anche il cuore, come altri organi, possiede la capacità di autorigenerarsi. A dirigere il laboratorio sarà Luigi Anastasia, che con Guido Tettamanti ha fondato e coordina da qualche anno il laboratorio di “Cellule Staminali per l’Ingegneria Tissutale” dell’IRCCS Policlinico San Donato. Le ricerche del Policlinico San Donato hanno come obiettivo, anche quello di individuare nuovi farmaci capaci di “pilotare” il differenziamento cellulare e trasformare cellule adulte, come quelle del derma, in cellule simili alle cellule staminali, da utilizzare per la rigenerazione del tessuto cardiaco.
Un altro importante riconoscimento, a livello internazionale, il premio Balzan 2010, assegnato ogni anno a personaggi illustri in campo umanistico e scientifico, è stato vinto dal ricercatore giapponese Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto. Nel 2007 ha dimostrato per primo la tecnica per riprogrammate artificialmente cellule adulte, i fibroblasti, riportandole indietro fino a uno stadio embrionale e ottenendo così le cellule iPs, dette anche “bambine” o pluripotenti indotte, capaci di produrre a loro volta nuove cellule specializzate. La sua scoperta è ritenuta una delle più importanti degli ultimi anni, in quanto apre la strada a nuove cure con le staminali. Yamanaka ha però sempre sottolineato che le iPs non sono del tutto uguali alle cellule embrionali e che c’è molto da fare prima di poter definitivamente rinunciare agli embrioni in laboratorio.
La moltiplicazione delle riviste dedicate alle cellule staminali non sarà esagerata? Se lo sono chiesti due ricercatori dell’Università del South Florida in un articolo appena comparso sulla rivista Stem Cell Reviews and Reports. Secondo i due autori, Paul Sanberg e Cesar Borlongan,il trend editoriale imita il meccanismo di differenziazione e proliferazione delle stesse staminali, considerato ormai la panacea per molte malattie e può essere correlato alla tendenza attuale a pubblicare su riviste “open access” e on-line. Agli autori di nuove scoperte suggeriscono quindi di scegliere per la pubblicazione solo le riviste scientifiche più serie e accreditate.
Ciaran Finn-Lynch, un bambino di undici anni di origine nordirlandese, era affetto da stenosi della trachea di un lungo segmento, malattia che rende la trachea molto stretta. Dopo il fallimento di diversi interventi di ricostruzione delle vie aeree, eseguiti fin da quando aveva due anni, finalmente la soluzione all’ospedale Great Ormond Street di Londra: il chirurgo Martin Birchall gli ha trapiantato una nuova trachea (donata da un italiano e utilizzata come supporto), ricostruita utilizzando le sue stesse cellule staminali prelevate dal midollo osseo, una tecnica che permette di ridurre il rischio di rigetto. Un intervento simile era già stato eseguito, con successo, su una donna adulta in Spagna due anni fa.
Via libera negli Stati Uniti alla sperimentazione sull’uomo con le cellule staminali embrionali, cioè ricavate da embrioni umani. A dare l’autorizzazione agli esperimenti alla Geron Corporation, è stata la FDA, azienda che da anni finanzia la ricerca sulle staminali, è stata la Food and Drug Administration, la massima autorità che controlla farmaci e terapie. I nuovi esperimenti saranno condotti su pazienti con lesioni recenti al midollo spinale (conseguenti a traumi) all’Università della California, a Irvine. Secondo Elena Cattaneo, Direttrice del Centro di Ricerca sulle cellue staminali dell’Università di Milano, serve tuttavia ancora molta cautela.
Una parte dei 100 milioni di euro destinati dal Ministero della Salute al finanziamento della ricerca, sarà riservata agli studi sulle cellule staminali adulte. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio ha confermato l’interesse del suo ministero per lo sviluppo della ricerca sulle queste preziose cellule, a cui diversi gruppi di ricercatori italiani stanno da tempo lavorando.
Nel 2007 ha dimostrato per primo la tecnica per riprogrammate artificialmente cellule adulte, i fibroblasti, eriportandole indietro fino a uno stadio embrionale e ottenendo così le cellule iPs, dette anche “bambine” o pluripotenti indotte, capaci di produrre a loro volta nuove cellule specializzate: il professor Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto, ha ora ricevuto il premio Kyoto per la sua scoperta, considerata una delle più importanti degli ultimi anni, in quanto rende possibili cure che non determinano reazioni di rigetto, aprendo nuove strade alle terapie con staminali. Si tratta di un riconoscimento prestigioso, assegnato dalla Fondazione Inamori.
Una guida online per orientarsi nel modo giusto e saperne di più sulle cure con le cellule staminali, prima di prendere qualsiasi decisione: a metterla a punto sono stati i maggiori esperti della Società Internazionale per la Ricerca sulle Cellule staminali (Isscr). La guida si rivolge direttamente ai pazienti, alle loro famiglie e ai medici e fornisce tutte le informazioni utili per prendere le decisioni sulle terapie. Si tratta di una risposta al numero sempre crescente di campagne che, soprattutto su Internet, offrono terapie basate sulle staminali a costi elevati. Ma quanti di questi trattamenti sono sicuri ed efficaci? L’indirizzo è accessibile al sito www.closerlookatstemcells.org.
Uno studio tutto italiano apre speranze per nuove cure contro il diabete. A illustrarne i risultati sono stati alcuni ricercatori coordinati da Carla Giordano, Professore Associato di Endocrinologia all’Università di Palermo, durante il XXIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia, organizzato a Padova. Secondo l’equipe, proprio negli occhi, in particolare nel limbus, una zona dell’occhio fra congiuntiva e cornea, facilmente accessibile con un piccolo intervento, si trovano cellule staminali adulte capaci di essere riprogrammate per diventare beta-cellule, le cellule del pancreas produttrici di insulina, che non funzionano nelle persone con diabete di tipo uno, ma con il tempo anche nel diabete di tipo due. La popolazione di cellule staminali adulte individuate rappresenta una buona fonte di beta-cellule e non crea i problemi etici e tecnici relativi all’uso di staminali embrionali. La ricerca è ancora in fase sperimentale, ma la prospettiva futura è quella di prelevare le staminali dal paziente stesso, farle crescere e differenziare in laboratorio e poi reinserirle una volta trasformate in beta-cellule. La ricerca di fonti alternative di staminali è partita proprio a causa dei risultati scarsi ottenuti finora con il trapianto di isole pancreatiche: i donatori sono pochi e le «insulae» vivono poco.
E’ il sangue del cordone ombelicale la miglior fonte di cellule staminali pluriporenti indotte o iPS (Induced Pluripotent Stem Cells):a confermarlo a Lisbona, in occasione del Congresso del consorzio europeo EStools alla Gulbenkian Foundation, è Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto, il primo a dimostrare con la sua equipe, nel 2007, che cellule adulte, i fibroblasti, potessero essere riprogrammate artificialmente grazie all’azzeramento del loro programma genetico con l’aiuto di geni veicolati da un virus reso inoffensivo, e riportate indietro fino ad uno stadio embrionale, una strada alternativa per aggirare i problemi etici legati all’impiego di embrioni, ma che richiede circa 3 settimane. Le cellule iPs, dette anche cellule “bambine”, sono capaci di produrre a loro volta nuove cellule specializzate (ad esempio neuroni). L’affermazione di Yamanaka, che sta creando proprio a partire dalle staminali cordonali una banca di cellule iPS, giustifica ancora di più la raccolta di sangue cordonale subito dopo la nascita. Le staminali del cordone ombelicale impiegano infatti solo due giorni a tornare “bambine”, in quanto sono più immature delle cellule somatiche adulte. Il nuovo laboratorio del ricercatore giapponese avrà come obiettivo l’applicazione delle staminali pluripotenti indotte in campo cardiologico e diabetologico.
Stato dell’arte sul trapianto di cellule staminali, regole precise per l’accesso dei pazienti agli studi clinici e soprattutto chiarezza sui rischi legati ai centri che pubblicizzano false cure: a riassumere questi punti importanti è un documento internazionale di consenso sull’uso delle staminali nella Sclerosi Multipla, pubblicato sulla rivista scientifica Nature Reviews Neurology, firmato da Gianvito Martino, dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano in Italia, membro del Comitato Scientifico della FISM (Fondazione Italiana Sclerosi Multipla) e da Robin Franklin dell’Universita’ di Cambridge in Inghilterra. Nelle nuove Linee guida si precisa che le cellule staminali non sono una cura magica per la Sclerosi Multipla, ma è probabile che in futuro avranno un ruolo importante nel suo trattamento. Altre indicazioni riguardano i metodi di somministrazione delle terapie e le garanzie che gli studi clinici dovranno avere sulla sicurezza delle cure. Le linee guida sono il risultato di un meeting internazionale di consenso sulle cellule staminali organizzato a Londra lo scorso Maggio 2009.