All’indomani dell’annuncio dello studio britannico sulla produzione di sangue a partire dalle staminali embrionali non sono mancati i commenti in Italia e continua il dibattito su quale sia la fonte cellulare più valida.
“Nel rapporto tra scienza, bioetica e politica occorre ricollocare ciascun attore nel proprio ruolo: la scienza è e deve restare libera, a meno di non voler rinunciare esplicitamente al progresso scientifico - sottolinea a Roma durante un incontro sulle attività trasfusionali, organizzato dall’Osservatorio Sanità e Salute, Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e presidente del Centro di studi biogiuridici ‘Ecsel’ (European centre for science, ethics and law).- “La bioetica è chiamata a valutare i profili etici delle applicazioni tecnologico-industriali del progresso scientifico. E la politica deve fondare su questi risultati eventuali limiti e divieti rivolti non alla scienza, ma a talune applicazioni tecno-industriali, specie quelle che alimentano fenomeni di business del corpo umano e delle sue componenti. Ritengo che vada superato l’atteggiamento, ormai di routine, di chi solleva per ogni nuova scoperta scientifica la questione etica, che non va agitata o minacciata, ma affrontata e regolata in modo condiviso’”.
Dibattito ancora acceso sulla conservazione autologa (cioè per uso privato) delle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale: ad alimentarlo è un documento del direttivo dell’associazione Scienza e Vita, dal titolo “Conservazione autologa del sangue dal cordone ombelicale”, redatto per chiarire le questioni etiche e scientifiche che ruotano intorno a questo scottante e attuale argomento, soprattutto dopo l’appello delle biobanche, che chiedono l’adozione di un nuovo sistema normativo sulle cellule staminali cordonali.
Come è noto in Italia e all’estero, esistono banche per la conservazione eterologa delle cellule staminali, a disposizione di chi ne ha bisogno, mentre la legislazione italiana, così come quella francese, non consente la conservazione per uso privato, se non in casi di utilità accertata per un familiare. Qualcosa però si sta muovendo: il documento non trascura infatti le esigenze del mercato e di tanti genitori, proponendo anche la conservazione autologa e la possibilità per il Sistema Sanitario Nazionale di accedere alle scorte private, se un qualunque cittadino ne avesse improvvisamente bisogno e non fosse disponibile sangue nelle banche pubbliche
Nell’ultimo anno oltre 10 mila mamme hanno deciso di conservare in una biobanca estera il sangue ombelicale del proprio bambino (visto che in Itala è vietato la conservazione autologa per uso personale).
Tra queste, anche due mamme famose, Stefania Rocca e Ambra Angiolini, che hanno capito, come tante altre, l’importanza di fare la scorta di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale alla nascita, che potrebbero in futuro rivelarsi utili se il bambino dovesse avere una malattia grave, come la leucemia e la talassemia.
Il dibattito sulla reale utilità di questa scelta, tra sostenitori e oppositori, continua però ad essere acceso da anni. Arsenio Spinillo, direttore dell’Unità operativa di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale San Matteo di Pavia, sostiene che la cura con cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale del neonato riguardi solo le persone meglio informate e le più abbienti, ma soprattutto è convinto che le probabilità di poter utilizzare queste cellule per sé o i familiari siano in realtà bassissime (solo una persona su 20 mila e nei primi 20 anni di vita può averne bisogno, secondo stime recenti) e comunque sia molto più utile donare il sangue ombelicale alle banche pubbliche, dove viene messo a disposizione di tutti. I sostenitori di questa procedura affermano invece che i criteri di selezione delle banche pubbliche sono troppo rigorosi (non sono accettate sacche placentari troppo piccole), mentre nelle banche private si possono conservare anche piccole quantità di cellule staminali inferiori agli standard, che comunque potrebbero essere sufficienti a salvare una vita.
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La prestigiosa rivista Nature dedica due pagine di approfondimento al libro di Armando Massarenti “Staminalia”. La scienza, i dogmi e lo stato.
allegato articolo nature
Ho letto “STAMINALIA”. Dovrebbe essere consigliato come lettura soprattutto ai politici italiani. Qual è stato il suo primo obiettivo nello scrivere un libro così?
L’esigenza di chiarificazione. Scientifica da un lato, ma anche morale. Si è fatta troppa confusione nel dibattito etico-politico italiano. La si è fatta volutamente e artatamente, per impedire ai cittadini di farsi un’idea chiara dell’importanza cruciale della ricerca sulle cellule staminali, embrionali o adulte che siano. I politici non credo che leggeranno “Staminalia”, anche se è proprio pensando a loro che in fondo è stato scritto. Ma in attesa che muti il clima politico, e che una serie di questioni legate alla ricerca vengano trattate in maniera più matura, è soprattutto ai cittadini che il volume si rivolge. Staminalia non è solo il racconto di una straordinaria rivoluzione in atto in campo biomedico. E’ anche la trattazione di un case study di bioetica che di fatto, vista la profondità dei valori che mette in gioco, si trasforma nella cartina di tornasole sullo stato di salute della nostra stessa democrazia.
Nel libro si parla appunto di bioetica. Quale sintesi le sembra migliore per spiegare in modo semplice cos’è e cosa dovrebbe essere la bioetica?
Le dico innanzitutto che cosa secondo me “non” deve essere la bioetica. Non deve essere un correttivo morale per una scienza dipinta come per sua natura malvagia e pericolosa. Ma questa purtroppo è invece proprio l’immagine che ne ha dato il nostro Comitato nazionale di bioetica. No, la bioetica non deve nutrirsi o assecondare gli atteggiamenti antiscientifici peraltro ampiamente presenti nella società italiana. Deve invece esplorare i temi di rilevanza etica propostici dai progressi della biomedicina e presentare ai cittadini e alle loro rappresentanze politiche una chiarificazione dei problemi. Soprattutto svolgere un ruolo informativo sulla pluralità delle possibili soluzioni, evitando di proporne una, magari votata a maggioranza.
Il CNB in Italia è organo consultivo. In Inghilterrà esistono le Authority. Le sembra questa una via percorribile anche da noi?
Per fortuna che il Cnb, visto da chi è composto, ha solo un ruolo consultivo! Da noi sarebbe auspicabile avere delle associazioni davvero rappresentative del mondo della scienza come quelle inglese, francese o americana. In questi paesi, al contrario che da noi, la voce della scienza può farsi sentire forte e chiara, e i politici, volenti o nolenti, sono costretti a tenerne conto. Ciò mette in atto anche un confronto più maturo e virtuoso tra scienza e società. I cittadini possono, anzi devono, essere messi in grado di criticare la scienza. Non però nel modo generico che prevale da noi, ma sapendo bene di che cosa stanno parlando.
La rivoluzione delle staminali. Come in tutte le rivoluzioni qualcuno deve soccombere? Lei contrappone le staminali embrionali a quelle adulte. Non possono coesistere in una chiara e sana politica di libertà della ricerca?
In Staminalia io in realtà non contrappongo le embrionali alle adulte. Anzi, critico aspramente le campagne che millantano i miracoli delle adulte e che dipingono come inutile la ricerca sulle embrionali. Mi parrebbe però un errore fare l’esatto contrario, esaltando cioè le embrionali (anche se indubbiamente la ricerca su di queste appare più promettente, non foss’altro perché sono pluripotenti) a scapito delle adulte. Dico invece che la ricerca deve procedere con la massima libertà in tutte le possibili direzioni. Il lavoro da fare è ancora immenso ed è assolutamente prematuro dichiarare inutile una via piuttosto che un’altra. Va dunque abbandonata la falsa contrapposizione tra cellule etiche e cellule non etiche. I ricercatori, allo stadio attuale, non possono fare a meno di usare le cellule staminali embrionali. Lo hanno dichiarato apertamente proprio coloro che, come Thomson e Yamanaka, stanno battendo le vie più interessanti per riprogrammare le adulte facendole comportare come embrionali.
Infine, anche la conservazione / donazione delle staminali cordonali in Italia non ha ancora un quadro normativo certo. Che ne pensa?
Anche in questo campo la situazione è paradossale. È proprio di questi giorni la notizia che sono diecimila le mamme italiane che entro la fine della’anno stanno depositando all’estero le cellule del cordone ombelicale dei loro neonati. Ciò dipende dal fatto che la crioconservazione autologa delle cellule cordonali non è permessa in Italia, ma lo è invece nel resto d’Europa. Un altro divieto che, come italiani, ci fa sentire diversi dalle altri nazioni civili. E che alimenta la classica divisione tra cittadini tra coloro che hanno conoscenze e disponibilità economiche per fare all’estero ciò che da noi non è permesso e coloro invece che vedono fortemente ristretta la propria libertà d’azione.
intervista di Alessandra Filograno
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Pubblichiamo dal settimanale Oggi l’interessante punto di vista del prof. Umberto Veronesi. “Non è eugenetica combattere le tare del nostro DNA”. Veronesi commenta il caso del piccolo Javier le cui cellule del cordone ombelicale serviranno a curare il fratellino affetto da beta talassemia. Le polemiche sono nate a seguito della selezione genetica dell’embrione. “Io penso - dice Veronesi - che se c’è l’opportunità di curare un essere umano senza nuocere ad alcuno, non solo è morale farlo, ma sarebbe immorale il contrario”: Sul cordone ombelicale Veronesi conclude ” Ho conosiuto una giovane mamma che mi ha detto: <<Aver potuto donare il cordone ombelicale di mio figlio mi ha fatto sentire madre due vole>>”.
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Se il Dna è un codice, ovvero nient’altro che una serie d’istruzioni, allora queste istruzioni possono essere lette e riprogrammate. Con questa potente metafora i ricercatori diventano manipolatori del vivente e le biotecnologie non sono altro che il loro strumento di azione. Ma cosa sono effettivamente queste biotecnologie di cui oggi tanto si parla? Come hanno fatto ad invadere così prepotentemente la nostra vita quotidiana — le troviamo sui giornali, nei supermercati, nei film e persino nelle pubblicità — e soprattutto, perché sono tanto temute? Per dare delle risposte il libro segue un percorso cronologico,che va dagli anni Ottanta, con il caso “mucca pazza” che rappresenta il più grande scandalo alimentare che l’Europa ricordi, fino ai giorni d’oggi con il dibattito sugli Ogm e sulla clonazione. Ci si trova di fronte ad un racconto, dal linguaggio semplice, divulgativo, e a volte ironico, che analizza gli eventi chiave che hanno portato a quel aspro e spesso impermeabile dibattito pubblico del quale siamo oggi spettatori. Una situazione che riflette un profondo e generale mutamento nel rapporto tra scienza e società, un rapporto spesso conflittuale che ha un urgente bisogno di un nuovo modo di comunicare la scienza.
Francesca Ceradini, nata a Roma nel 1971, è biologa molecolare. Dopo 12 anni di esperienza di ricerca di base, in Italia e all’estero, lavora oggi nell’ambito della comunicazione della scienza. È responsabile scientifico di Parent Project Onlus, un’associazione che sostiene la ricerca per la distrofia muscolare di Duchenne e Becker, e collabora come freelance con diverse testate giornalistiche di scienza.
leggi la recensione di Nicoletta Guaragnella
Per la prima volta in Spagna, un neonato curerà la grave anemia di cui soffre il fratellino di 6 anni. Le cellule della salvezza sono al momento conservate persso il “Banco de Cordon Umbilical di Malaga”, ma prima di portare a termine la fecondazione è stata necessaria la luce verde della Commissione Nazionale della Riproduzione Assistita, che ha stilato un rapporto. La gravità della patologia - hanno sentenziato gli studiosi - ha giustificato l’eccezionalità di questa terapia “hi-tech”. (La Stampa, Tutto Scienze, Gian Antonio Orighi, 15 ottobre 2008)
A siviglia viene al mondo un bambino di nome Javier, che fin dal concepimento non è uguale agli altri. La sua venuta al mondo infatti è stata selezionata, fin da prima di nascere Javier non era uno qualunque. Deve infatti salvare il fratellino Andreas, sei anni, affetto da una grave forma di beta talassemia. Il nostro augurio è che Andreas si salvi grazie al fratellino, e che Javier, dopo averlo salvato, illumini meglio tutti quelli che dovrebbero amarlo di un amore totale. (Il Giornale, Luca Doninelli, 15 ottobre 2008)
Suo fratello è affetto da una malattia ereditaria, la beta talassemia o anemia mediterranea: e Javier, 3 chili e 400 grammi alla nascita, è stato selezionato geneticamente per poterlo curare. L’anemia mediterranea o talassemia è una malattia ereditaria dovuta alla sequenza anomala di una delle catene dell’emoglobina, la proteina all’interno del globulo rosso e che ha il compito di trasportare lìossigeno. (Avvenire 15 ottobre 2008)
Fiocco azzurro speciale in Spagna. Il piccolo Jvier è stato selezionato geneticamente con l’obiettivo di far sì che il fratello Andreas di 6 anni potesse ricevere il sangue del suo cordone ombelicale, in modo da iniziare a produrre globuli rossi sani contrastand la malattia che lo affligge. E che grazie ai progressi della ricerca non ha colpito il ftatello Javier, privo del difetto genetico alla base della malattia. (Il Tempo, 15 ottobre 2008)
I punti: la tecnica: La diagnosi genetica preimpianto verifica se l’embrione è sano prima di essere trasferito nell’utero; il precedente: Nel 2003 nasce in Gran Bretagna Jamie, il primo bebè selezionato per curare il fratello malato di una grave anemia; Spagna: A Siviglia è nato domenica Javier, selezionato geneticamente per curare il fratello malato di talassemia. (La Repubblica, Alessandro Oppes, 15 ottobre 2008)
E’ nato a Siviglia, le sue staminali contro la beta talassemia. Il cordone ombelicale del piccolo Javier sarà utilizzato per guarire Andreas. (Il Mattino, Paola Del Vecchio, 15 ottobre 2008)
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I cordoni ombelicali sono fonte preziosa di staminali: perché negarne la conservazione? “Comunuqe la si pensi credo che su una cosa dovremmo tutti concordare e batterci: evitare che quei cordoni ricchi di preziose cellule staminali utili a guarire gravi malattie del sangue finiscano tra i rifiuti delle sale parto, se poi la rete pubblica non in grado di salvarli tutti, intanto permettiamo che vengano raccolti e conservati. Permettiamo una prassi di acclarata utilità, di riconosciuto valore scientifico e un diritto personale di ogni donna, di ogni madre.”
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E infine l’ordinanza che limita la conservazione autologa del cordone ombelicale e conferma il regime corrente di esportazione è stata prorogata ancora.
Il cordone ombelicale in Italia sembra ancora un tabù. Proprietà dei rifiuti biologici degli ospedali. Eppure non si tratta di stabilire una proprietà su un patrimonio che la scienza e il progresso scientifico hanno ormai definito un bene prezioso per la cura di malattie del sangue, ad oggi, e probabilmente attraverso la ricerca scientifica sulle staminali per altre patologie in un prossimo futuro. Si tratta di stabilire quello che già in molti altri paesi europei e non, negli Stati Uniti, come in paesi arabi o asiatici si fa già da tempo. La facoltà e il diritto per le donne di conservare le cellule staminali contenute nel sangue del cordone ombelicale, per uso proprio, dei propri figli o se necessario per donarlo a chi ne ha bisogno.
L’Italia continua ad apparire come un paese di ipocrisie giuridiche e normative, dove il controllo pubblico su tutto prevale sui diritti individuali e sul libero mercato.
Il sangue è un bene pubblico, gli organi per i trapianti sono un bene pubblico. Mentre in vita gli italiani e le italiane non hanno la disponibilità del proprio corpo coniugato con il progresso medico scientifico.
La scienza è vista come nemica della natura oppure come amica di chi attraverso normative che hanno a che fare più con l’etica che con la libertà di ricerca e la libertà di cura possono disporre del corpo e delle sue potenzialità in modo libero e legittimo.
segue articolo integrale scritto per IL CADUCEO - rivista dell’USI
Stati Uniti - Febbraio 2008, Palm Springs, California. La famosa città nel deserto tra Los Angeles e San Diego nella California toccata dalla campagna elettorale per le presidenziali americane. E’ qui che si sono riuniti a metà febbraio gli esperti di cellule staminali in un congresso mondiale. I destini delle cellule staminali, capire come funziona la complessa macchina cellulare e le sue applicazioni cliniche è argomento che appassiona gli scienziati di tutto il mondo, spesso sottoposti a dure critiche ma ancora gli unici a tenere in mano il destino della medicina prossima futura. A presiedere gli oltre cento intervenuti tra biologi, medici, ricercatori e scienziati l’ormai noto Sthephen Minger, l’uomo che ha rivoluzionato negli ultimi mesi la ricerca ottenendo il sì della Gran Bretagna alla possibilità di creare embrioni ibridi uomo-animale per la ricerca. Leggi l’intero articolo »