Applicazioni cliniche della scienza sulle staminali, considerazioni etiche della medicina rigenerativa e implicazioni culturali, inclusi l’impatto socio-culturale: sono questi i temi fondamentali del prossimo Convegno Internazionale dal titolo «Cellule staminali adulte: la scienza e il futuro dell’uomo e della cultura», in programma in Vaticano il prossimo novembre 2011, che farà il punto sui possibili usi terapeutici delle staminali adulte e sugli sviluppi della medicina rigenerativa, valutandone anche gli impatti culturali. La ricerca sulle staminali offre infatti enormi potenzialità, ma nello stesso tempo pone importanti interrogativi di tipo filosofico e teologico. Intervistato dall’Osservatore Romano, Tomasz Trafny, direttore del Dipartimento Scienza e fede del Pontificio Consiglio della Cultura, fa alcune riflessioni di bioetica, sottolineando che la Chiesa, accusata spesso di oscurantismo per la condanna sull’uso delle staminali embrionali, va in realtà avanti, pur non rinunciando alla propria identità e missione.
L’impiego di cellule staminale rappresenta uno dei temi più attuali della bioetica. Se ne occupa il nuovo saggio, edito nel 2011 da Ler (euro 15,00) dal titolo “Cellule staminali: sfide e prospettive” ( che fa parte della collana “Intervista alla bioetica”) di Antonio Puca, Padre Camilliano, Professore di Bioetica al Camillianum di Roma e incaricato per la Pastorale della Salute nell’Arcidiocesi di Napoli.Nel libro, che sarà presentato il 28 giugno ad Avellino all’Auditorium dell’Ordine dei Medici, l’autore mette in evidenza come “il progresso scientifico, in tutte le sue angolazioni, sia una cosa grande, cui è altamente meritorio dedicare vita e tutte le energie. Il suo scopo non può essere però l’affermazione del singolo, nè di una categoria umana sull’altra, bensì deve riguardare tutti gli aspetti dell’essere umano, quindi non può e non deve prescindere dalla paritaria evoluzione e crescita del potenziale umano, legale ed etico. Nella società cosiddetta civile ed evoluta, troppo spesso invece il progresso si identifica con l’accrescimento del potere materiale ed economico, a prezzo del sacrificio dei valori umani, spirituali e morali, nei quali va invece vista la vera grandezza dell’Individuo e della Società”.
Per dare una panoramica completa sugli orientamenti della bioetica, ECSEL(European Centre for Science, Ethics and Law) e MolecularLab.it (il sito sull’ingegneria genetica e biomolecolare) organizzano “La via italiana alla bioetica venti anni dopo (ovvero tutto quello che avreste voluto sapere…)”, un convegno online interattivo che si terrà a Roma, il 7 luglio 2010, alla Sala delle Conferenze di Piazza Montecitorio. Il programma prevede anche interventi sulle cellule staminali, adulte, embrionali, ma anche iPS (staminali pluripotenti indotte), che hanno aperto un fronte di ricerca nuovo. Ne parlerà la professoressa Elena Cattaneo, Direttore del Centro di ricerca sulle cellule staminali (UniStem) dell’Università degli Studi di Milano, già vice presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. “Oltre alle staminali adulte, - spiega la Cattaneo- esistono le cellule staminali embrionali (ES), che possono essere estratte e moltiplicate in laboratorio. La ricerca è interessata a capire i segreti della loro capacità di dare origine agli oltre 200 tipi di cellule specializzate che compongono l’organismo. Una cellula ES umana può trasformarsi in neuroni o in cellule del cuore, come nessun’altra staminale sa fare. Dieci anni di ricerca su queste cellule ES hanno anche prodotto le capacità di avere in laboratorio una terza staminale, dai tratti sorprendenti: la cellula iPS (da staminale pluripotente indotta). Anche se le cellule iPS sembrano avere tratti distintivi dalle cellule ES, esse hanno aperto un fronte di ricerca inimmaginabile in precedenza. Ma c’è un altro fronte, al di fuori dei laboratori. Esistono, infatti, posizioni contrarie alla ricerca sulle cellule staminali embrionali umane (sull’embrione allo stadio di 200 cellule), che nascono da considerazioni morali, filosofiche e religiose varie e che considerano in modo discorde l’obbligo morale di “conoscere per potere sperare”. Per saperne di più e fare domande sul dibattito bioetico condotto in Italia e sull’etica delle staminali, basta consultare il sito. La partecipazione è libera e per confermare la presenza bisogna inviare una email all’indirizzo: cattedrajeanmonnet@uniroma1.it.
Qualità piuttosto che quantità: è questo il dilemma delle banche di sangue cordonale, un tema piuttosto delicato, oggetto di una recente review comparsa sulla rivista scientifica Bone Marrow Transplantation.
Dal 2005 SmartBank ha instaurato un diretto rapporto con il laboratorio di conservazione delle cellule staminali per controllare direttamente quantità e qualità delle staminali raccolte e ha introdotto , per prima, la prassi di certificare a tutti i clienti la quantità di cellule staminali CD34+ e leucociti estratti dal sangue cordonale, e la loro vitalità metabolica, offrendo ai clienti, a differenza di altre aziende, il diritto di recesso se la raccolta non rispetta determinati standard.
Anche quest’anno gli studenti delle scuole medie superiori di tutta Italia hanno partecipato a una giornata sulla ricerca , organizzata all’Università di Milano da UniStem, il Centro interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali, fondato nel 2006. L’incontro, animato da Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio cellule staminali dell’ateneo milanese, è stato l’occasione per approfondire le conoscenze su queste cellule, che stanno dimostrando potenzialità enormi nella cura di alcune malattie.
Tra i vari filmati in programma, ha colpito il cortometraggio “Il Turno”, realizzato da Telethon con Charles Sabine, il corrispondente di guerra per la NBC News colpito da Còrea di Huntington, malattia neurologica degenerativa causata da una alterazione genetica, testimone diretto dell’importanza della ricerca sulle cellule staminali.
“Cellule staminali per principianti” è il titolo di un libro, edito Nuovi Equilibri, un piacevole excursus attraverso il mondo straordinario di queste preziose cellule “bambine”, unità fondamentali degli organismi viventi, da tempo al centro del dibattito scientifico ed etico italiano e mondiale. Accompagnato dai brillanti e chiari disegni dell’autore, Egidio Caricati, può essere il punto di partenza per un viaggio nel mistero della vita e per capire le ragioni delle tante polemiche in corso.
E’ di questi giorni l’editoriale pubblicato sull’Osservatore romano, in cui il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Rino Fisichella, afferma che la ricerca scientifica sulle cellule staminali adulte è più promettente di quella sulle cellule ricavate da embrioni, non solo per motivazioni etiche, ma anche perchè queste cellule offrono ”maggiore efficacia nelle diverse patologie”. Il rettore della Università Lateranese riconosce che ”un limite di queste cellule è la loro mancanza di abbondante proliferazione, di potenziale differenziazione in tutti i tipi cellulari dell’organismo e di stabilità in coltura”, tutti motivi per i quali i ricercatori preferiscono talvolta orientarsi verso le cellule staminali embrionali.
Negli ultimi anni sono stati fatti importanti progressi in questo campo, sia in Giappone che in America: il più significativo è stata la messa a punto della tecnica di produzione di cellule iPS (induced Pluripotent Stem cells), che permette di far passare cellule adulte differenziate allo stato di cellule immature, indifferenziate, di tipo embrionale.
Su una media di 5,4 milioni di bambini nati ogni anno in Europa, i campioni di cellule staminali conservati in banche di donazione pubbliche e private sono meno di 400mila. La conservazione a lungo termine delle cellule staminali prelevate alla nascita riguarda meno del 5% dei bambini nati nel vecchio continente. In Italia le cose non vanno meglio: su 560mila parti registrati nel 2008, i campioni raccolti sono meno di 15 mila unità.
Ad affermarlo è stato Eberhard Lampeter, presidente di Cord Blood Europe, l’associazione europea delle banche private di sangue cordonale fondata nel 2009, per il quale serve una migliore informazione sul valore di queste preziose cellule, perchè migliaia di campioni di staminali cordonali multipotenti non siano eliminate.
Per la ricerca l’estate è stata fruttuosa: diverse pubblicazioni scientifiche hanno infatti confermato i progressi nel settore delle cellule staminali, sia per quanto riguarda le potenziali applicazioni terapeutiche, sia per i metodi di riprogrammazione per creare da cellule adulte adulte già differenziate cellule simili a quelle embrionali, come plasticità e capacità di specializzarsi. Su Avvenire in sintesi gli articoli comparsi sulle riviste internazionali.
E’ il titolo del libro del neurobiologo torinese Luca Bonfanti (Bollati Boringhieri, Euro 20,00), che tratta uno dei temi più controversi della biologia contemporanea: le cellule staminali cerebrali. Hanno enormi potenzialità, sono capaci di generare tutti gli elementi del sistema nervoso centrale, cioè neuroni e altre cellule che formano il cervello, organo per lungo tempo considerato statico e incapace di sostituire i propri componenti. L’autore le definisce “invisibili”, per la loro capacità di trasformarsi, muoversi e far perdere le loro tracce. Dopo annunci talvolta spettacolari, è ora di fare il punto concreto: le ricerche descritte da Bonfanti (la storia si svolge come una vera e propria inchiesta poliziesca) mostrano che è possible coltivare staminali nervose che generino ogni altra cellula del cervello, ma passerà ancora del tempo prima di vederle usate in terapie.
Per la ricerca si continua a lottare: malgrado sia stato bocciato dal Tar del Lazio il ricorso contro la decisione del governo italiano di escludere le staminali embrionali da un recente bando di finanziamento, si andrà avanti e le tre ricercatrici italiane, tra cui Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna impugneranno la decisione al Consiglio di Stato.
Secondo le ricercatrici, “la sentenza del Tar è in contrasto con gli Statuti delle Università e contraddice i regolamenti e le procedure che attribuiscono al ricercatore il ruolo di Soggetto proponente e Responsabile delle ricerche”.
Tre scienziate stanno facendo ricorso contro la decisione del governo italiano di escludere le cellule staminali embrionali umane da un recente bando di finanziamento nel campo della biologia di queste preziose cellule. Il ricorso è trattato sulla rivista scientifica Nature. L’avvocato delle scienziate, Vittorio Angiolini, specializzato in bioetica e diritti umani, ha depositato il ricorso presso il tribunale amministrativo di Roma il 24 giugno scorso, sostenendo che escludere le cellule staminali embrionali va contro la libertà di ricerca scientifica sancita dalla Costituzione.
Leggi articolo su Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
La Santa Sede non vuole ripetere gli errori del passato. E si apre alla ricerca sulle cellule staminali perchè “le condanne potrebbero essere frutto degli stessi preconcetti con cui si condannava la teoria copernicana ai tempi dello scienziato pisano”. Ad affermarlo è monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Vaticano. Secondo Pagano, il caso di Galileo deve insegnare alla Chiesa un atteggiamento che vale anche nella nostra epoca: una certa prudenza, la necessità di approfondire questioni come la ricerca, le staminali, la genetica.
Fonte La Repubblica
Rita Levi Montalcini è d’accordo con la scelta del presidente statunitense Obama di finanziare alcune linee di ricerca con le cellule staminali embrionali. Secondo il Premio Nobel per la Medicina 1986, presente alla celebrazione della Prima giornata mondiale della sclerosi multipla, come presidente onoraria dell’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) e Fism (Federazione italiana sclerosi multipla), restano però ancora molti ostacoli da superare per sconfiggere questa malattia, ma le cellule staminali aprono nuovi scenari e l’uso di quelle embrionali è una delle strade percorribili. Sono però fondamentali i finanziamenti pubblici e privati alla ricerca, anche perché gli investimenti di risorse in questo campo sono diventati immensi, con lo sviluppo dell’informatica e delle tecnologie.
Fonte Ansa
A scoprire la prima volta le cellule staminali è stata Rita Levi Montalcini fra gli anni ‘40 e ‘50, mentre studiava l’Ngf, il fattore di crescita delle cellule nervose che ne provoca sviluppo e differenziazione e che le ha valso il premio Nobel nel 1986 insieme al collega Stanley Cohen.
La ricercatrice, che ha da poco compiuto 100 anni, lo ha svelato a Roma nell’incontro organizzato in suo onore dall’Accademia dei Lincei. ”Da tempo sto lavorando sulle cellule staminali, molto prima che diventassero famose -ha affermato. - “Una volta queste cellule erano chiamate taniciti ed erano molto ricettive nei confronti dell’Ngf. I risultati raggiunti confermano che le staminali sono la strada da seguire, anche se è ancora lunga. Il primo risultato e’ stato nel Parkinson, ma abbiamo buone speranze anche per l’Alzheimer”.
Fonte:Aduc Salute