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Armando Massarenti intervistato da SmartBlog

staminalia.jpgHo letto “STAMINALIA”. Dovrebbe essere consigliato come lettura soprattutto ai politici italiani. Qual è stato il suo primo obiettivo nello scrivere un libro così?
L’esigenza di chiarificazione. Scientifica da un lato, ma anche morale. Si è fatta troppa confusione nel dibattito etico-politico italiano. La si è fatta volutamente e artatamente, per impedire ai cittadini di farsi un’idea chiara dell’importanza cruciale della ricerca sulle cellule staminali, embrionali o adulte che siano. I politici non credo che leggeranno “Staminalia”, anche se è proprio pensando a loro che in fondo è stato scritto. Ma in attesa che muti il clima politico, e che una serie di questioni legate alla ricerca vengano trattate in maniera più matura, è soprattutto ai cittadini che il volume si rivolge. Staminalia non è solo il racconto di una straordinaria rivoluzione in atto in campo biomedico. E’ anche la trattazione di un case study di bioetica che di fatto, vista la profondità dei valori che mette in gioco, si trasforma nella cartina di tornasole sullo stato di salute della nostra stessa democrazia.
Nel libro si parla appunto di bioetica. Quale sintesi le sembra migliore per spiegare in modo semplice cos’è e cosa dovrebbe essere la bioetica?

Le dico innanzitutto che cosa secondo me “non” deve essere la bioetica. Non deve essere un correttivo morale per una scienza dipinta come per sua natura malvagia e pericolosa. Ma questa purtroppo è invece proprio l’immagine che ne ha dato il nostro Comitato nazionale di bioetica. No, la bioetica non deve nutrirsi o assecondare gli atteggiamenti antiscientifici peraltro ampiamente presenti nella società italiana. Deve invece esplorare i temi di rilevanza etica propostici dai progressi della biomedicina e presentare ai cittadini e alle loro rappresentanze politiche una chiarificazione dei problemi. Soprattutto svolgere un ruolo informativo sulla pluralità delle possibili soluzioni, evitando di proporne una, magari votata a maggioranza.

Il CNB in Italia è organo consultivo. In Inghilterrà esistono le Authority. Le sembra questa una via percorribile anche da noi?

Per fortuna che il Cnb, visto da chi è composto, ha solo un ruolo consultivo! Da noi sarebbe auspicabile avere delle associazioni davvero rappresentative del mondo della scienza come quelle inglese, francese o americana. In questi paesi, al contrario che da noi, la voce della scienza può farsi sentire forte e chiara, e i politici, volenti o nolenti, sono costretti a tenerne conto. Ciò mette in atto anche un confronto più maturo e virtuoso tra scienza e società. I cittadini possono, anzi devono, essere messi in grado di criticare la scienza. Non però nel modo generico che prevale da noi, ma sapendo bene di che cosa stanno parlando.
La rivoluzione delle staminali. Come in tutte le rivoluzioni qualcuno deve soccombere? Lei contrappone le staminali embrionali a quelle adulte. Non possono coesistere in una chiara e sana politica di libertà della ricerca?

In Staminalia io in realtà non contrappongo le embrionali alle adulte. Anzi, critico aspramente le campagne che millantano i miracoli delle adulte e che dipingono come inutile la ricerca sulle embrionali. Mi parrebbe però un errore fare l’esatto contrario, esaltando cioè le embrionali (anche se indubbiamente la ricerca su di queste appare più promettente, non foss’altro perché sono pluripotenti) a scapito delle adulte. Dico invece che la ricerca deve procedere con la massima libertà in tutte le possibili direzioni. Il lavoro da fare è ancora immenso ed è assolutamente prematuro dichiarare inutile una via piuttosto che un’altra. Va dunque abbandonata la falsa contrapposizione tra cellule etiche e cellule non etiche. I ricercatori, allo stadio attuale, non possono fare a meno di usare le cellule staminali embrionali. Lo hanno dichiarato apertamente proprio coloro che, come Thomson e Yamanaka, stanno battendo le vie più interessanti per riprogrammare le adulte facendole comportare come embrionali.
Infine, anche la conservazione / donazione delle staminali cordonali in Italia non ha ancora un quadro normativo certo. Che ne pensa?

Anche in questo campo la situazione è paradossale. È proprio di questi giorni la notizia che sono diecimila le mamme italiane che entro la fine della’anno stanno depositando all’estero le cellule del cordone ombelicale dei loro neonati. Ciò dipende dal fatto che la crioconservazione autologa delle cellule cordonali non è permessa in Italia, ma lo è invece nel resto d’Europa. Un altro divieto che, come italiani, ci fa sentire diversi dalle altri nazioni civili. E che alimenta la classica divisione tra cittadini tra coloro che hanno conoscenze e disponibilità economiche per fare all’estero ciò che da noi non è permesso e coloro invece che vedono fortemente ristretta la propria libertà d’azione.

intervista di Alessandra Filograno

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