Entro i prossimi vent’anni potrebbero nascere vere e proprie farmacie di cellule staminali, in cui trovare tessuti rigenerativi ad hoc per ogni problema: a fare la previsione è il quotidiano britannico The Independent. Secondo David Warburton, uno dei massimi esperti di staminali, in vent’anni sarà possibile avere banche di cellule staminali e con una diagnosi specifica sarà possibile ricevere il tessuto in grado di curare il problema.
Siamo ancora in una fase sperimentale, ma i primi risultati aprono una speranza nella cura della cirrosi epatica: due pazienti con cirrosi epatica in fase avanzata e in lista di attesa per il trapianto di fegato sono stati sottoposti con successo alla reinfusione intraepatica di cellule staminali midollari, anche se bisognerà aspettare alcuni mesi per valutare le potenzialità del trattamento nella rigenerazione del tessuto epatico e nel miglioramento della funzionalità del fegato epatica. Per un terzo malato la reinfusione è prevista a fine luglio. I risultati si devono alle ricerche avviate da anni del professor Roberto Lemoli, dell’istituto di Ematologia del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna, diretto dal professor Michele Saccarasi, e del professor Pietro Andreone, dell’Unità Operativa di medicina interna diretta dal professor Mauro Bernardi. Da queste sperimentazioni e dopo l’autorizzazione del ministero della Salute, è nato il primo studio pilota in Italia, realizzato proprio al Sant’Orsola-Malpighi. Il progetto di ricerca è finanziato dalla Regione Emilia-Romagna in accordo con l’Università degli Studi di Bologna.
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Una parte dei 100 milioni di euro destinati dal Ministero della Salute al finanziamento della ricerca, sarà riservata agli studi sulle cellule staminali adulte. Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio ha confermato l’interesse del suo ministero per lo sviluppo della ricerca sulle queste preziose cellule, a cui diversi gruppi di ricercatori italiani stanno da tempo lavorando.
In breve tempo, le cellule iPS o cellule staminali pluripotenti indotte potrebbero modificare profondamente i test di tossicità per i farmaci. Non è un passo avanti da poco, visto che significherebbe avere a disposizione un modello di previsione della tossicità prima di condurre una sperimentazione sul paziente con farmaci sperimentali, anche potenzialmente pericolosi. A questo obiettivo, in particolare testare i farmaci sulle cellule staminali per valutarne l’eventuale tossicità sul malato affetto da malattie genetiche rare, evitando così di sottoporlo a studi clinici, stanno lavorando alcuni ricercatori del CNR. ”Nel caso di persone colpite da cardiomiopatie primitive - spiega Gianluigi Condorelli, direttore del dipartimento di medicina del Cnr, - si possono testare i farmaci sulle loro cellule cardiache ricavate da queste staminali iPS, valutando l’efficacia della terapia e gli eventuali effetti tossici”.
Trapianto autologo di cornea, ricostruita con cellule staminali adulte dello stesso paziente: i risultati, pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine, si devono al gruppo di Graziella Pellegrini, del Centro di Medicina rigenerativa ‘Stefano Ferrari’ dell’Universita’ di Modena e Reggio Emilia e di Paolo Rama, dell’Unità di Oftalmologia dell’Istituto San Raffaele di Milano. Lo studio è stato condotto su 112 pazienti colpiti da ustione oculare. La tecnica prevede il prelievo di cornea periferica (il limbus) dall’occhio sano del paziente, poi inviato al laboratorio di terapia cellulare per l’estrazione delle cellule staminali, che coltivate in laboratorio generano un epitelio corneale identico a quello sano, da trapiantare poi nell’occhio danneggiato.
Rendere resistente il sistema immunitario al virus Hiv, introducendo nell’organismo cellule staminali modificate: ci hanno provato con successo nel topo di laboratorio alcuni ricercatori americani, guidati da Paula Cannon, dell’università della California del Sud, a Los Angeles. Se confermati anche nell’uomo, i risultati, appena pubblicati sulla rivista Nature Biotechnology, aprirebbero una nuova strada per la cura dell’Aids, anche se ci vorranno probabilmente molti anni. L’HIV, come è noto, attacca le cellule del sistema immunitario umano, legandosi ad alcune proteine, in particolare a una molecola chiamata CCR5, la cui assenza in alcune persone portatrici di una mutazione genetica, porta alla resistenza al virus. Cellule staminali geneticamente modificate in cui è stato eliminato il gene corrispondente alla proteina CCR5 sono state introdotte nei topi, per sostituire il loro sistema immunitario, determinando resistenza al virus dopo l’infezione.