SmartBlog » archivio Novembre, 2009

CELLULE STAMINALI E CECITA’, PRESTO LA SPERIMENTAZIONE SULL’UOMO

La malattia di Stargardt è la forma più diffusa di degenerazione maculare giovanile e cecità diagnosticata nella maggior parte dei casi tra i 10 e i 20 anni d’età. Trasmessa per via ereditaria, porta alla perdita della capacità visiva centrale, e nella maggior parte dei casi il primo sintomo è una rapida diminuzione dell’acuità visiva.
Da un articolo pubblicato sul quotidiano britannico The Independent arriva la notizia che i pazienti affetti da cecità, dovuta proprio a degenerazione maculare di Stargardt, potrebbero essere curati con l’impianto di cellule staminali derivate da embrioni umani in soprannumero. La statunitense Advanced Cell Technology, una delle più grandi aziende americane di biotecnologia, dopo i test sui topi, ha infatti chiesto l’autorizzazione alla Food and Drugs Adimnistration, per iniziare la sperimentazione su 12 pazienti dal 2010.

SU NATURE RICERCA CHE FA DISCUTERE:CELLULE GERMINALI CREATE DA STAMINALI

ovulo-e-sperma.jpgUna notizia pubblicata sulla rivista Nature sta facendo discutere il mondo scientifico, alimentando il dibattito in tema di procreazione assistita: sono state create e riprodotte a partire da cellule staminali embrionali umane, cellule germinali, cioè i capostipiti degli ovociti e spermatozoi. Per la ricerca è stato fondamentale identificare alcuni geni che regolano nell’embrione le tappe di formazione delle cellule germinali, aprendo la strada in futuro al chiarimento di alcuni casi di sterilità dovuti proprio a errori nei primi stadi di formazione dell’embrione. Autori dello studio, fonte di polemiche (bambini senza genitori?), sono i ricercatori del Centro per la Ricerca sulle Cellule Staminali Embrionali della Stanford University, a Palo Alto in California, guidati da Renee Reijo-Pera.
I ricercatori hanno identificato in particolare(attivandoli e disattivandoli) tre geni fondamentali nello sviluppo delle cellule riproduttive: DAZL, che agisce precocemente , DAZ1 e BOULE, che regolano le ultime fasi di sviluppo della linea germinale.
Le applicazioni terapeutiche sono ancora lontane, ma un’ipotesi potrebbe essere la creazione per ciascun individuo di una riserva personale di spermatozoi o ovociti, da usare in caso di sterilità, usando cellule della pelle.
Secondo Luca Marini, vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica,
malgrado la ricerca sia affascinante occorrerà valutare la sostenibilità bioetica e biogiuridica delle applicazioni tecnologiche e commerciali di tali progressi, senza bloccare il progresso scientifico.

STAMINALI PER RIPARARE POLMONI

epitelio-polmonare.jpgTessuto polmonare da staminali embrionali umane: è il primo esperimento condotto con successo da ricercatori del Dipartimento di embriologia e genetica della Libera università di Bruxelles, coordinati da Lindsey Van Haute e pubblicato sulla rivista scientifica Respiratory Research.
La differenziazione delle cellule embrionali in cellule epiteliali polmonari è stata ottenuta utilizzando un sistema di interfaccia gas-liquido, che simula le condizioni di una trachea adulta, senza l’impiego di fattori di crescita. L’obiettivo dei ricercatori è ora quello di migliorare questo protocollo di coltura cellulare, cercando di aumentare il numero di cellule differenziate o di guidare la differenziazione delle embrionali umani nel particolare tipo di cellule desiderate, con specifici fattori di crescita. La tecnica utilizzata dall’equipe potrebbe in futuro rappresentare un’alternativa al trapianto di polmone nei pazienti con malattie polmonari croniche o genetiche, come la fibrosi cistica.

LA CHIESA E LE STAMINALI

E’ di questi giorni l’editoriale pubblicato sull’Osservatore romano, in cui il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, monsignor Rino Fisichella, afferma che la ricerca scientifica sulle cellule staminali adulte è più promettente di quella sulle cellule ricavate da embrioni, non solo per motivazioni etiche, ma anche perchè queste cellule offrono ”maggiore efficacia nelle diverse patologie”. Il rettore della Università Lateranese riconosce che ”un limite di queste cellule è la loro mancanza di abbondante proliferazione, di potenziale differenziazione in tutti i tipi cellulari dell’organismo e di stabilità in coltura”, tutti motivi per i quali i ricercatori preferiscono talvolta orientarsi verso le cellule staminali embrionali.
Negli ultimi anni sono stati fatti importanti progressi in questo campo, sia in Giappone che in America: il più significativo è stata la messa a punto della tecnica di produzione di cellule iPS (induced Pluripotent Stem cells), che permette di far passare cellule adulte differenziate allo stato di cellule immature, indifferenziate, di tipo embrionale.

RECETTORE SULLE STAMINALI DEL RENE PER RIPARARE DANNI

reni.jpgStaminali sempre più intelligenti e perspicaci: un recettore, chiamato, TLR2, è stato scoperto su queste cellule (già identificate anni fa nel rene) isolate da reni umani da ricercatori dell’Università di Bari. Il TLR2 potrebbe funzionare da sensore in grado di far percepire alle staminali un danno nei tessuti circostanti e quindi anche nel rene. Attivando così processi riparatori nei danni acuti e cronici del rene.
I risultati della ricerca, coordinata da Fabio Sallustio, del laboratorio di Nefrologia del Policlinico di Bari, sono stati pubblicati sulla rivista americana Faseb Journal e sono stati presentati a San Diego, California, in occasione di un recente congresso americano di nefrologia.
Lo stimolo di questo recettore attiva le cellule staminali localizzate nel rene, inducendole a proliferare direttamente o spingendo altri tipi di cellule ad intervenire nei processi di rigenerazione. I ricercatori sono riusciti a far differenziare le cellule staminali in cellule renali più velocemente del normale, proprio inducendo la stimolazione del recettore TLR2.

UNA RETE PER I TRAPIANTI DI CELLULE STAMINALI

rete-coordinamento.jpgRendere più omogenei e coerenti i programmi di trapianto, sviluppare linee comuni di ricerca e migliorare il rapporto con i pazienti: sono questi gli obiettivi della “Rete di Coordinamento Trapianti di Cellule Staminali Emopoietiche della Regione Lazio”, il progetto messo a punto dal Centro Ematologico del Policlinico Umberto I, del Policlinico Universitario “Agostino Gemelli” di Roma e dell’Ospedale S. Camillo, con il supporto dell’Agenzia Regionale Trapianti. La “rete” è stata presentata durante il Congresso internazionale “Nuovi farmaci e trapianto con cellule staminali emopoietiche per la cura delle patologie oncoematologiche dell’anziano”, in questi giorni al Policlinico Gemelli. Protocolli clinici più uniformi, scambio di informazioni, e tecnologie condivise miglioreranno i risultati clinici: il Coordinamento laziale nel solo anno 2008 ha realizzato 256 trapianti, di cui 179 autologhi e 77 allogenici.

SIGLATO ACCORDO SU STAMINALI DA LIQUIDO AMNIOTICO TRA BIOCELL E POLICLINICO TOR VERGATA

gravida-16.jpgMamme a disposizione della ricerca sulle staminali : è l’obiettivo di un progetto, portato avanti con un accordo siglato tra il Biocell Center di Busto Arsizio e la Fondazione Policlinico di Tor Vergata di Roma, che consiste nel trattare e criocongelare il campione residuo di liquido amniotico prelevato con l’amniocentesi. Le cellule staminali del liquido amniotico possono essere infatti impiegate per la rigenerazione di diversi tessuti umani.
L’iniziativa, che unisce donazione solidale e conservazione autologa, permetterà alle gestanti del Policlinico di Tor Vergata di aiutare la ricerca scientifica e di avere un campione di cellule staminali compatibili per il proprio bambino e, in un caso su quattro, anche con un fratello o un genitore.
Secondo Giuseppe Novelli, preside della Facolta’ di Medicina e Chirurgia di Tor Vergata, e direttore del Laboratorio di Genetica Medica, questa collaborazione scientifica con Biocell Center unisce per la prima volta in Italia pubblico e privato.

HWANG WOO-SUK CONDANNATO PER FRODE

icane-1.jpgChi ha seguito in questi anni le vicende che ruotano intorno alle staminali, ricorda sicuramente Hwang Woo-suk, lo scienziato sudcoreano di 56 anni noto per i suoi esperimenti su queste cellule e per aver clonato “Snuppy”, il primo cane della storia. Ora “lo scienziato”, scrive la Bbc online, è stato condannato fortunatamente per frode proprio per le sue ricerche su queste preziose cellule: secondo un tribunale sudcoreano, nel 2004 Hwang ingannò la comunità scientifica internazionale con la sua presunta clonazione di embrioni umani, che sembrò aver aperto la strada alla cura del morbo di Alzheimer. In realtà, riuscì a diventare direttore della prima banca mondiale di cellule staminali dopo aver falsificato i risultati dei suoi studi sugli embrioni umani (due pubblicazioni finirono addirittura sulla rivista americana “Science”, nel 2004 e nel 2005). Hwang annunciò di essere riuscito a clonare un embrione umano e a ricavarne cellule madre, ma nel 2006 una commissione di inchiesta dell’Università di Seul scoprì che aveva falsificato gli esperimenti.

AL VIA NEL 2010 SPERIMENTAZIONE CON GENI E STAMINALI

La via nel 2010 due nuove sperimentazioni all’Istituto San Raffaele -Telethon di Milano per la terapia genica (HSR-TIGET): l’obiettivo è curare con geni e cellule staminali (corrette preventivamente con terapia genica) due gravi malattie, la sindrome di Wiskott-Aldrich, immunideficienza ereditaria, e la leucodistrofia metacromatica, una malattia degenerativa del sistema nervoso.
Coordinatore della ricerca sarà Alessandro Aiuti, professore associato di pediatria all’università Tor Vergata di Roma, che ne ha parlato in occasione del convegno dedicato alle staminali, organizzato dalla Fondazione Cure e dal Bioscience Institute.
Nel 2010 inizierà la fase I e II della sperimentazione, che impiega una tecnica con cui le cellule staminali vengono prelevate dal paziente stesso, quindi senza il rischio di rigetto.
Ad aprire la strada alle ricerche sono stati i risultati pubblicati a gennaio sulla rivista New England Journal of Medicine, ottenuti nei bambini “bolla”, affetti da immunodeficienza combinata grave (SCID) da deficit di adenosin deaminasi (ADA), un enzima essenziale per la maturazione e il funzionamento dei linfociti.