Cellule produttrici di insulina con la riprogrammazione di normali cellule adulte: è il risultato pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze ‘PNAS‘ e ottenuto dall’equipe di Douglas Melton della Harvard University di Boston. I fibroblasti (cellule adulte del tessuto connettivo e della pelle) dei pazienti con diabete insulino-dipendente o diabete di tipo I sono stati riprogrammati per creare cellule staminali e poi convertite in cellule produttrici di insulina, da utilizzare per il trapianto nello stesso paziente senza rischio di rigetto, perchè con lo stesso corredo genetico (problema che esiste in caso di trapianto di pancreas).
Una pelle perfetta? Dipenderebbe dalla presenza di due geni particolari, denominati C/EBPalfa e C/EBPbeta, che hanno un ruolo determinante nell’indirizzare le cellule staminali localizzate nella pelle verso la trasformazione in cellule cutanee. Senza queste due preziose proteine, che contribuiscono al ricambio cutaneo e alla guarigione delle ferite, la pelle non si forma in modo normale, ma è più fragile e permeabile. A scoprirlo è stato un team di ricercatori guidati da Claus Nerlov del Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare (EMBL) di Monterotondo (Roma), in collaborazione con ricercatori spagnoli di Madrid, che hanno pubblicato i risultati della sperimentazione (condotta su topolini) sulla rivista Nature Cell Biology. In futuro queste conoscenze potrebbero essere importanti in campo clinico, nella lotta ai tumori cutanei o per accelerare la guarigione di ferite o grosse ustioni.
Per il triennio 2009-2011 il Veneto ha lanciato un piano di investimenti da 12 milioni di euro per la ricerca sulle cellule staminali e la medicina rigenerativa, con l’obiettivo di sviluppare nuove cure per diverse patologie, come quelle cardiache, ossee, ematologiche, degenerative (come l’Alzheimer) e i tumori pediatrici. La ricerca sarà svolta dai centri di eccellenza raggruppati nel Corit (Consorzio per la ricerca sul trapianto di organi, tessuti, cellule e medicina rigenerativa), presieduto da Pilade Niello.
I centri di eccellenza saranno soprattutto quattro Cell Factory (Padova, Venezia-Mestre, Verona, e Vicenza), il laboratorio Traslazionale di Rovigo e la biobanca di Treviso. La rete avrà collegamenti e collaborazioni con i Centri di Ricerca più qualificati a livello nazionale ed internazionale.
Cellule staminali embrionali derivate da staminali adulte del cervello: le ha ottenute Hans Scholer del Max Planck Institute for Molecular Biomedicine di Munster, in Germania, che ha pubblicato i risultati della sua ricerca sulla rivista Nature. Sec ondo il ricercatore, basta inserire nel Dna delle cellule staminali neurali,che possono quindi produrre solo neuroni, il gene OCT4, gene chiave per riprogrammare le cellule e farle ritornare ‘bambine’ (staminali pluripotenti), quindi versatili come quelle dell’embrione. Finora per riprogrammare le staminali adulte era stato invece necessario inserire 4 geni riprogrammatori, tra cui l’OCT4. Il prossimo passo sarà verificare questo risultato anche con altre staminali adulte, piu’ accessibili di quelle del cervello.
Si chiama E4bp4 ed è un gene chiave per rafforzare le difese immunitarie e quindi per rendere immuni da alcune le malattie, come i tumori.
A scoprirlo è stata un’equipe di scienziati britannici dell’Imperial College London, dell’University College London Institute of Child Health e del Medical Research Council National Institute for Medical Research, che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Nature Immunology. Il gene spingerebbe le cellule staminali ematopoietiche del midollo osseo a trasformarsi in cellule immunitarie dette “Natural Killer” (NK), una varietà di globuli bianchi fondamentali per le difese immunitarie, capaci di eliminare rapidamente cellule tumorali e microorganismi. Si tratta di una scoperta molto importante, perchè non solo potrebbe portare allo sviluppo di nuove tecniche per aumentare la produzione di queste cellule “di difesa” ma potrebbe anche aiutare a mettere a punto nuove cure per il diabete di tipo 1 e la sclerosi multipla, patologie alla cui base c’è un alterato funzionamento del sistema immunitario. Lo sviluppo di un farmaco capace di stimolare la produzione delle cellule killer che difendono il nostro organismo, potrebbe essere l’obiettivo finale delle ricerche.
Si chiama Nanog, dal celtico “terra dei sempre giovani”, ed è una proteina di origine embrionale scoperta nel 2003 da Austin Smith, dell’Università di Edimburgo, capace di far ritornare “bambina” una normale cellula adulta, trasformandola in una cellula staminale pluripotente in grado di differenziarsi in tutti i tipi di tessuti umani. Oggi, grazie al lavoro pubblicato sulla rivista Cell da alcuni ricercatori del Wellcome Trust Centre for Stem Cell Research dell’Università di Cambridge, nel Regno Unito, guidati da Jose Silva e Jennifer Nichols, è stato finalmente chiarito il ruolo di questa proteina chiave della pluripotenza delle cellule embrionali. Nanog funziona come un direttore d’orchestra, regolando il lavoro di geni e proteine in modo che le staminali possano rimanere tali o quelle adulte possano essere riprogrammate fino a tornare allo stato di pluripotenti.
In altre parole, senza Nanog, una cellula staminale non può rimanere pluripotente, così come falliscono i tentativi di riprogrammare le staminali adulte in pluripotenti. Capire esattamente il processo di programmazione delle staminali è essenziale per mettere a punto cure efficaci. Nello studio i ricercatori hanno osservato che le cellule cerebrali dei topi prive del gene che esprime la proteina Nanog, indotte a riprogrammarsi, si sono bloccate, mentre lo stesso tipo di cellule con questo gene erano in grado di trasformarsi in cellule pluripotenti. I risultati fanno parte del progetto EuroSyStem (European consortium for systematic stem cell biology), finanziato dall’UE, un progetto internazionale sulle cellule staminal, i che coinvolge 25 centri di ricerca.
Il trapianto di staminali del cordone direttamente nel midollo osseo offre più speranze ai malati di leucemia adulti. Dalla pubblicazione lo scorso settembre sulla rivista Lancet Oncology dei primi risultati incoraggianti su 32 pazienti, ottenuti dal gruppo di Francesco Frassoni, direttore del Centro cellule staminali e terapia cellulare dell’ospedale San Martino di Genova, i trapiantati sono arrivati a 80. La tecnica del trapianto intra-osseo permette di fare attecchire cordoni ombelicali con un numero ridotto di cellule e, sembra, con un minor rischio di rigetto, ma per avere conferme serve una casistica più ampia.
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I trapianti eseguiti nel mondo con le staminali prelevate da cordone ombelicale sono stati nel 2007 10.000 e nel 2008 addirittura 20.000. In altre parole sono raddoppiati. I dati arrivano dal convegno organizzato a Milano da SmartBank Foundation (l’ente di divulgazione scientifica sul sangue cordonale, nato per iniziativa di SmartBank) per sensibilizzare i futuri genitori sull’importanza di queste cellule preziose, aiutandoli a fare scelte consapevoli: donare il sangue cordonale o conservarlo per uso autologo.
Secondo la dottoressa Irene Martini, Presidente di SmartBank Foundation, si tratta comunque di una scelta che deve basarsi sempre su una raccolta attenta delle informazioni. Informarsi per tempo è fondamentale, sia per chi decide di donare alla collettività il sangue cordonale e che dovrà quindi individuare la struttura pubblica più idonea, sia per chi invece vuole conservarlo, contattando in tempo una banca privata.
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Per la ricerca l’estate è stata fruttuosa: diverse pubblicazioni scientifiche hanno infatti confermato i progressi nel settore delle cellule staminali, sia per quanto riguarda le potenziali applicazioni terapeutiche, sia per i metodi di riprogrammazione per creare da cellule adulte adulte già differenziate cellule simili a quelle embrionali, come plasticità e capacità di specializzarsi. Su Avvenire in sintesi gli articoli comparsi sulle riviste internazionali.