E’ il titolo del libro del neurobiologo torinese Luca Bonfanti (Bollati Boringhieri, Euro 20,00), che tratta uno dei temi più controversi della biologia contemporanea: le cellule staminali cerebrali. Hanno enormi potenzialità, sono capaci di generare tutti gli elementi del sistema nervoso centrale, cioè neuroni e altre cellule che formano il cervello, organo per lungo tempo considerato statico e incapace di sostituire i propri componenti. L’autore le definisce “invisibili”, per la loro capacità di trasformarsi, muoversi e far perdere le loro tracce. Dopo annunci talvolta spettacolari, è ora di fare il punto concreto: le ricerche descritte da Bonfanti (la storia si svolge come una vera e propria inchiesta poliziesca) mostrano che è possible coltivare staminali nervose che generino ogni altra cellula del cervello, ma passerà ancora del tempo prima di vederle usate in terapie.
Cellule adipose che producono latte: è il risultato ottenuto nei topi dal gruppo di Saverio Cinti, dell’Università Politecnica delle Marche e pubblicato sul numero di agosto della rivista Stem Cells. Le cellule adipose sono state prelevate dall’addome dei roditori (grasso viscerale) e una volta trapiantate nelle mammelle degli animali che avevano appena partorito si sono trasformate in cellule staminali e poi in ghiandole mammarie.
Secondo i ricercatori è la prima volta che cellule adulte si trasformano spontaneamente in staminali e si riprogrammano per diventare un tessuto diverso, una volta inserite in un ambiente differente. Saverio Cinti aveva già dimostrato nel 2004 che le cellule adipose della mammella potevano trasformarsi in ghiandole mammarie, ma ora ha dimostrato che questa proprietà appartiene a tutte le cellule adipose, anche quelle del grasso viscerale, aprendo nuove prospettive per cure future contro obesità e diabete. La possibilità di riprogrammare le cellule grasse significa che in futuro il tessuto adiposo bianco, specializzato nell’accumulare energia,potrebbe essere trasformato in tessuto adiposo bruno, in grado di bruciare calorie. Naturalmente siamo ancora in una fase sperimentale, ma è certamente un altro passo importante.
Ricostruire tessuto osseo a partire da cellule staminali, prelevate dagli stessi pazienti e poi reimpiantate: c’è riuscita il 22 luglio all’Ospedale San Gerardo di Monza l’equipe chirurgica guidata dal professor Marco Baldoni,direttore della Clinica odontoiatrica dell’universita’ di Milano Bicocca-San Gerardo, e di Fabrizio Carini, responsabile di Chirurgia orale nell’ospedale di Monza. Si tratta di una nuova tecnica che consiste nel prelevare cellule staminali dal midollo osseo del paziente, nel coltivarle in laboratorio e impiantarle poi nelle ossa da ricostruire ( specialmente in caso di traumi, malattie o malformazioni) con l’aiuto di ”impalcature” di materiale biologico (scaffold). Gli interventi sono stati eseguiti su un uomo e una donna, tra i 40 e i 50 anni, a cui rispettivamente sono state ricostruite porzioni di osso alveolare distrutte dalla malattia parodontale, e una porzione di osso mandibolare mancante a causa di una atrofia ossea congenita. La tecnica ha evitato le metodologie tradizionali,cioè il prelievo di una porzione di osso dal bacino con conseguente doppio intervento chirurgico e degenza ospedaliera.
Il programma di test clinici che la Clinica odontoiatrica dell’Università di Milano-Bicocca-San Gerardo sta portando avanti con le cellule staminali per curare la malattia parodontale (piorrea) e in generale la mancanza di materia ossea nelle mascelle prosegue quindi con successo. Dopo l’intervento nel 2008 eseguito su un paziente affetto da piorrea, altre due persone sono state sottoposte all’impianto delle loro staminali del midollo osseo stimolate a differenziarsi in senso osteogenetico e inserite su un supporto biocompatibile nella Cell Factory «Verri» di Monza.
FONTE-ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI
Secondo uno studio dell’Istituto di ricerca Eurispes, contentuto nelle pagine delle edizioni italiane del Rapporto Italia, diminuisce “la cultura del dono”: dalla donazione di organi e del cordone ombelicale alla donazione di sangue, dal sostegno a distanza all’assistenza agli anziani, alla solidarietà espressa dalle imprese, dalle donazioni nazionali e internazionali alla presenza sul territorio di associazioni e di cittadini che operano nel settore della solidarietà. Sempre secondo lo studio, le associazioni di volontariato rappresentano tra le istituzioni l’unica realtà capace di mantenere tra i cittadini un livello elevato di fiducia.
Fonte- Puglia