Finora si era pensato che le cellule pluripotenti indotte (iPS), derivate da cellule somatiche adulte specializzate (come quelle della pelle o dei capelli) riprogrammate artificialmente, fossero uguali a quelle staminali embrionali. In realtà queste cellule, dette anche staminali etiche (perché non richiedono il sacrificio di un embrione) o “bambine”, sono diverse dal punto di vista genetico da quelle embrionali. A dimostrarlo sono i risultati di una ricerca condotta da Bill Lowry, dell’University of California di Los Angeles, nota anche come UCLA, comparsi sul numero di luglio della rivista Cell Stem Cell. Gli esperti hanno scoperto che i geni attivi nelle cellule embrionali sono diversi da quelli attivi in quelle ottenute dalla riprogrammazione di cellule adulte della pelle. Queste differenze molecolari andranno studiate meglio per capire in modo chiaro le caratteristiche e potenzialità di queste preziose cellule.
Per la ricerca si continua a lottare: malgrado sia stato bocciato dal Tar del Lazio il ricorso contro la decisione del governo italiano di escludere le staminali embrionali da un recente bando di finanziamento, si andrà avanti e le tre ricercatrici italiane, tra cui Elena Cattaneo, Elisabetta Cerbai e Silvia Garagna impugneranno la decisione al Consiglio di Stato.
Secondo le ricercatrici, “la sentenza del Tar è in contrasto con gli Statuti delle Università e contraddice i regolamenti e le procedure che attribuiscono al ricercatore il ruolo di Soggetto proponente e Responsabile delle ricerche”.
Sono entrate in vigore il 7 luglio negli Stati Uniti le nuove linee guida sull’impiego delle cellule staminali embrionali, annunciate lo scorso marzo dal presidente Obama (e comparse sulla rivista Nature). Il testo, stilato dalla NIH, il National Institutes of Health, prevede più finanziamenti pubblici alla ricerca, ma impone anche limiti etici che stabiliscono il tipo di cellule da usare a fini scientifici. Le nuove regole aboliscono i limiti imposti da George W.Bush ai finanziamenti federali decisi il 9 agosto 2001 e ribaditi nel 2007, che hanno portato a un rallentamento e chiusura della ricerca americana su alcuni fronti. Grazie alle nuove linee guida sarà invece possibile lavorare anche sulle cellule staminali esistenti prima del 9 agosto 2001. Quanto alla creazione di embrioni per finalità di ricerca, la legislazione americana continua a vietarlo e le ultime linee guida proibiscono qualsiasi programma di ricerca finalizzato alla clonazione umana. Prima di concedere i fondi, l’NIH controllerà perciò che ogni programma di ricerca rispetti le linee guida.
Limiti precisi sono previsti anche per i donatori, che non potranno ricevere compensi economici o altre agevolazioni, e per i laboratori di ricerca, che non potranno favorire i donatori di embrioni. Le linee guide prevedono, infine, la creazione di un registro nazionale per monitorare ogni programma di ricerca scientifico.
Fonte- Aduc Salute
Si chiama Eurocord-Ed (http://www.eurocord-ed.org, ed è una rete online di scambio scientifico tra esperti sul sangue del cordone ombelicale. Il portale, presieduto da Eliane Gluckman, è articolato in sezioni che comprendono le applicazioni cliniche , la ricerca e lo sviluppo, la donazione e la conservazione, le banche, i dati del registro europeo sulle donazioni di sangue cordonale, le pubblicazioni scientifiche sull’argomento e i link.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Reproductive Medicine, la maggior parte dei futuri genitori è poco informato sulla possibilità di conservare il sangue del cordone ombelicale del proprio bambino e sui benefici che potrebbero derivarne. Proprio per colmare questo vuoto informativo, è nata la Fondazione Parent’s Guide to Cord Blood Foundation, diretta da Frances Verter, l’unica organizzazione (senza scopi di lucro) negli Stati Uniti che detiene data base sulle banche pubbliche e private di sangue cordonale. L’altro obiettivo della Fondazione è condurre e pubblicare analisi statistiche sulla ricerca medica, che ampliano le possibilità di impiego del sangue cordonale. E di recente è stato pubblicata e tradotta in diverse lingue una brochure, che fornisce informazioni utili (verificate da un Comitato Medico Scientifico) e risponde alle molte domande dei genitori. L’edizione italiana della brochure è curata da SmartBank Foundation.
Tre scienziate stanno facendo ricorso contro la decisione del governo italiano di escludere le cellule staminali embrionali umane da un recente bando di finanziamento nel campo della biologia di queste preziose cellule. Il ricorso è trattato sulla rivista scientifica Nature. L’avvocato delle scienziate, Vittorio Angiolini, specializzato in bioetica e diritti umani, ha depositato il ricorso presso il tribunale amministrativo di Roma il 24 giugno scorso, sostenendo che escludere le cellule staminali embrionali va contro la libertà di ricerca scientifica sancita dalla Costituzione.
Leggi articolo su Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
Alcuni ricercatori statunitensi hanno identificato la cellula embrionale capace di differenziarsi nei diversi tipi cellulari che danno origine al muscolo cardiaco.
E’ stata cioè individuata la cellula staminale “madre” del cuore, in grado di differenziarsi poi in cellula cardiaca matura: a dimostrarlo sono i risultati di uno studio condotto all’Harvard Stem Cell Institute di Cambridge, nel Massachusetts, pubblicati sul numero di luglio della rivista Nature. Secondo Kenneth Chien, autore della ricerca, condotta con cellule umane, è una scoperta che ci permetterà di capire come è fatto il cuore umano e quali sono le sue cellule progenitrici.
La ricerca potrebbe avere importanti implicazioni scientifiche, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di tecniche di riparazione e rigenerazione dei tessuti cardiaci danneggiati, necessarie per chi ha problemi cardiaci congeniti o per le persone colpite da infarto.
Ricostruire un cuore in laboratorio partendo dalle staminali è al momento un’utopia, ma c’è la speranza di creare parti di cuore (per esempio le valvole), che una volta trapiantate potrebbero sostituire le zone danneggiate nei cardiopatici o in chi ha avuto un infarto oppure di valutare la sicurezza di farmaci i cui effetti collaterali potrebbero danneggiare il cuore.
Mentre la medicina ufficiale va cauta, sta prendendo forma un vero e proprio mercato parallelo di terapie basate sulle cellule staminali diffuso via internet. Un articolo pubblicato 7 mesi fa sulla rivista “Cell Stem Cell” e riportato su L’Unità, spiega come avviene. Alcune cliniche private fanno pubblicità alle terapie praticate rivolgendosi direttamente sul web ai potenziali consumatori. E i risultati sono sempre presentati come eccellenti. La Beite Biotech, clinica cinese afferma sul suo sito di aver trattato con le staminali oltre 3000 pazienti, mentre la Emcell, con sede in Ucraina, oltre 2000. Tra le malattie trattate sono soprattutto quelle neurologiche e cardiovascolari. Ma attenzione. Prima di somministrare una cura ed essere certi che sia sicura ed efficace, ci vogliono molte sperimentazioni cliniche, la messa a punto di linee guida universalmente accettate dal mondo scientifico, la pubblicazione dei risultati in letteratura, tutte cose che richiedono anni di lavoro. Dalle cliniche che promettono miracoli a breve termine, senza alcun tipo di prove scientifiche, bisogna diffidare.
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La Santa Sede non vuole ripetere gli errori del passato. E si apre alla ricerca sulle cellule staminali perchè “le condanne potrebbero essere frutto degli stessi preconcetti con cui si condannava la teoria copernicana ai tempi dello scienziato pisano”. Ad affermarlo è monsignor Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio Vaticano. Secondo Pagano, il caso di Galileo deve insegnare alla Chiesa un atteggiamento che vale anche nella nostra epoca: una certa prudenza, la necessità di approfondire questioni come la ricerca, le staminali, la genetica.
Fonte La Repubblica
“Non sorprende che quando si parla della donazione e della raccolta del cordone ombelicale in Italia, di fronte alle carenze del sistema pubblico delle banche delle staminali, si additino come capro espiatorio le banche private, evitando di indagare le cause dell’insuccesso del sistema pubblico”. Ad affermarlo è l’ACSAN (Associazione per le Cellule Staminali Adulte e Neonatali), che riunisce le aziende italiane, ma operanti all’estero a causa delle restrizioni della normativa nazionale, ricordando come oggi venga gettato il 98% delle cellule staminali potenzialmente utilizzabili. La realtà è diversa: le banche private raccolgono donazioni che altrimenti andrebbero perse, vista l’incapacità del sistema pubblico di rispondere a tutte le richieste. Inoltre, si ricorda che dei 20 mila trapianti di midollo osseo eseguiti nel mondo più del 90% è stato eseguito tra consanguinei, senza contare che le staminali da donazione autologa-familiare si sono rivelate superiori nel trattamento dei linfomi. ACSAN precisa che da tempo le aziende associate hanno offerto al Servizio sanitario nazionale la loro collaborazione, così da mettere in pool le cellule raccolte nei due circuiti, proposta alla quale non è stata data risposta. Per ACSAN è ora di aprire un tavolo su questo tema, aperto a tutti gli esperti coinvolti e, per una volta, anche ai pazienti che hanno usufruito di queste metodiche.
Fonte Ufficio Stampa ACSAN
Anche le tube di Falloppio, asportate con l’isterectomia (l’intervento per asportare l’utero) in donne in età riproduttiva, potrebbero essere una buona fonte di cellule staminali mesenchimali adulte, da donare a persone malate: a dimostrarlo è una ricerca brasiliana condotta al Human Genome Research Centre dell’Università di San Paolo, diretta da Mayana Zatz, e pubblicata nel mese di giugno dal Journal of Translational Medicine. Lo studio ha dimostrato che i tessuti estratti in donne fertili sono una fonte abbondante di cellule immature, che possono trasformarsi in diversi altri tessuti, come quello cartilagineo, osseo, muscolare e adiposo, proprio come le staminali embrionali, ma non pongono problemi etici.
Le cellule staminali mesenchimali derivate dalle tube di Falloppio non hanno anomalie cromosomiche e possono essere facilmente isolate e coltivate in vitro.