Si chiama Stemcellgateway.net ed è di proprietà Springer. Saranno accessibili due giornali dell’editore (solo abstract, full text per gli abbonati): Stem Cell Reviews and Reports (SCRR), Stem Cell Biology and Regenerative Medicine. Nel portale ci saranno anche progetti di ricerca, esperimenti di laboratorio, articoli selezionati di letteratura.
Il nuovo portale Web, completamente free. offrirà i risultati delle ricerche sulle cellule staminali alla comunità scientifica.
Per accedere al portale:
http://www.stemcellgateway.net
Trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche per la cura o la remissione a lungo termine (clinica ed endoscopica) della malattia di Crohn, una malattia autoimmune infiammatoria dell’intestino in cui la componente immunitaria è fondamentale: i primi risultati, di cui si parla in un articolo comparso su The Guardian e su Guardian co.uk sono incoraggianti e arrivano da uno studio clinico, condotto dal professore Chris Hawkey, gastroenterologo alla Nottingham University.
Per “resettare” il sistema immunitario, compromesso nella malattia, il primo passo è stato prelevare le cellule staminali ematopoietiche periferiche (residenti nel midollo osseo, dalle quali originano le cellule del sangue, compresi i globuli bianchi, quindi le cellule immunitarie) ai pazienti affetti dalla malattia, successivamente trattarli con farmaci immunosoppressori e quindi trapiantarli con le loro stesse staminali (trapianto autologo) pulite, che nell’organismo dovranno ricostruire un sistema immunitario sano.
Esiste un’altra fonte di cellule staminali ematopoietiche: è la placenta, che può essere recuperata subito dopo il parto. A dimostrarlo è uno studio condotto su donne sottoposte a parto cesareo da Frans Kuypers e Vladimir Serikov dell’Ospedale pediatrico di Oakland in California, pubblicato nel mese di maggio sulla rivista scientifica “Experimental Biology and Medicine”. Gli autori dello studio hanno messo a punto una tecnica per prelevare le staminali dalla placenta espulsa subito dopo il parto, congelandola e decongelandola poi in un secondo tempo per recuperare queste preziose cellule. In altre parole, anche la placenta, più ricca di cellule staminali, potrebbe essere congelata come il cordone ombelicale e utilizzata per curare diverse malattie, come gravi anemie o immunodeficienze. A differenza del sangue cordonale, che deve essere immediatamente crioconservato come avviene per gli organi da trapiantare, la placenta resiste però più tempo a temperatura ambiente.
Cellule iPS (induced pluripotent stem cells), note anche come “cellule bambine”, per curare l’anemia di Fanconi, una grave forma ereditaria di anemia, che distrugge le cellule staminali ematopoietiche, necessarie per rinnovare globuli rossi e bianchi del sangue: ad ottenerle sono stati alcuni ricercatori del Centro di Medicina Rigenerativa di Barcelona (CMRB), che hanno pubblicato i risultati a maggio sulla rivista Nature. Attualmente la cura per questa malattia è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche sane, provenienti dal midollo osseo o dal cordone ombelicale di un donatore compatibile. I ricercatori hanno impiegato cellule della pelle di un paziente affetto da anemia di Fanconi, le hanno spogliate della loro patologia genetica e trasformate in cellule sanguigne sane. Per utilizzare la tecnica nei pazienti in modo efficace e sicuro, serve però ancora tempo.
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Sono tre i tipi cellulari utilizzabili dalla ricerca: le cellule staminali embrionali, completamente indifferenziate e capaci di trasformarsi in qualsiasi organo o tessuto, le cellule adulte (che non dovrebbero essere chiamate staminali, ma progenitrici) e le staminali pluripotenti indotte (iPS), derivate da cellule somatiche adulte specializzate (come quelle della pelle o dei capelli) riprogrammate artificialmente, il cui programma genetico è stato azzerato con l’aiuto di geni veicolati nella cellula da un virus reso inoffensivo. In altre parolo, si tratta di far tornare bambina una cellula adulta, senza utilizzare embrioni. L’uso di queste cellule, dette perciò cellule “bambine”, create nel 2006 al team del Dottor Shinya Yamanaka dell’Università di Kyoto, in Giappone, e versatili quanto quelle embrionali, sta diventando più sicuro grazie a nuove tecniche che eliminano il virus potenzialmente dannoso.
Sarebbe il battito del cuore dell’embrione, quindi le forze biomeccaniche conseguenti, a dare il via alla formazione delle cellule staminali del sangue. Lo rivelano due studi condotti da Leonard Zon, della Harvard Medical School e George Daley, dell’ospedale pediatrico di Boston, pubblicati sulle riviste Cell e Nature.
Questi risultati spiegherebbero la formazione precoce del sistema cardiovascolare durante l’embiogenesi.
Ma cosa hanno scoperto i due ricercatori? Negli embrioni di vari animali si è visto che con il primo battito cardiaco le cellule localizzate sulle pareti dei primi vasi embrionali generano le cellule staminali del sangue, la riserva di cellule emopoietiche che nell’uomo si trovano nel midollo osseo e servono al ricambio di cellule del sangue (globuli rossi e bianchi, piastrine). Negli embrioni con la mutazione genetica, nota come ‘cuore silenzioso’, il cui cuore non inizia a battere, si formano pochissime cellule emopoietiche. Non solo, ma sostanze che contrastano l’avvio del battito cardiaco o la formazione dei primi vasi hanno lo stesso effetto negativo anche sullo sviluppo delle staminali del sangue; viceversa, composti favorevoli allo sviluppo e al tono dei vasi, come l’ossido d’azoto, determinano l’effetto opposto.
Cresce in Italia la richiesta per conservare nelle banche estere il sangue da cordone ombelicale per uso autologo, che ha superato ormai quelle delle donazioni alle banche italiane. I dati, che arrivano dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, parlano chiaro:a fronte di 12.348 richieste di esportazione, 10.458 campioni di sangue cordonale sono stati inviati lo scorso anno a banche estere. Nel 2005, anno in cui è stata attivata la procedura della richiesta del nulla osta, sono state 28 le autorizzazioni concesse, nel 2006 1.668 campioni sono stati inviati in banche estere, mentre nel 2007 le unità di sangue esportate sono arrivate a 5.419 . Nei primi quattro mesi del 2009 sono state 4.773 le autorizzazioni concesse su 4.955 richieste fatte.
Il numero di campioni donati alle banche di raccolta italiane? 11.517, di cui 3.167 giudicati idonei alla conservazione. I campioni non idonei sono stati invece destinati alla ricerca previo consenso informato delle mamme.
Fonte Aduc
Rita Levi Montalcini è d’accordo con la scelta del presidente statunitense Obama di finanziare alcune linee di ricerca con le cellule staminali embrionali. Secondo il Premio Nobel per la Medicina 1986, presente alla celebrazione della Prima giornata mondiale della sclerosi multipla, come presidente onoraria dell’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) e Fism (Federazione italiana sclerosi multipla), restano però ancora molti ostacoli da superare per sconfiggere questa malattia, ma le cellule staminali aprono nuovi scenari e l’uso di quelle embrionali è una delle strade percorribili. Sono però fondamentali i finanziamenti pubblici e privati alla ricerca, anche perché gli investimenti di risorse in questo campo sono diventati immensi, con lo sviluppo dell’informatica e delle tecnologie.
Fonte Ansa
I danni alla cornea, dovuti a malattie o incidenti, responsabili di gran parte dei casi di cecità, potranno forse in futuro essere curati impiegando le cellule staminali: la speranza arriva dai risultati di una sperimentazione condotta da un gruppo di ricercatori australiani guidati dal dottor Nick Di Girolamo, dell’Università del Nuovo Galles del Sud, a Sydney, e pubblicato a maggio sulla rivista scientifica Transplantation. Il recupero della vista si è verificato in poche settimane su tre pazienti, di cui due con danni alla cornea dovuti ad un intervento chirurgico, e uno con una anomalia genetica, chiamata aniridia, che comporta l’assenza dell’iride. Se l’efficacia della nuova tecnica sarà confermata, potrebbe essere usata su larga scala, anche nei Paesi in via di sviluppo. Ma in cosa consiste?
Le cellule staminali presenti nel tessuto corneale rimosso dall’occhio sano (meno di un mm di superficie corneale) sono state coltivate in laboratorio sulla superficie di lenti a contatto, poi applicate sulla cornea danneggiata per dieci giorni. In quest’arco di tempo le staminali hanno ricolonizzato la superficie oculare dei pazienti, riparandola.
L’operazione dura due ore e può essere eseguita in anestesia locale solo su pazienti che abbiano almeno una delle due cornee sane, mentre non può essere fatta su persone con lesioni bilaterali.