Cellule staminali precursori di un particolare tipo di tessuto adiposo, detto grasso bruno, che ha la funzione di produrre calore, in grado di bruciare calorie (e presente soprattutto nelle specie che vanno in letargo), sono state individuate alla base del collo.
La scoperta arriva da una ricerca condotta dall’equipe di Saverio Cinti, dell’Universita Politecnica delle Marche, presentata durante il congresso europeo sull’obesità di Amsterdam e pubblicata a maggio sulla rivista Faseb Journal. Fino a poco tempo fa si pensava che “il grasso bruno”, abbondante nei neonati, scomparisse con la crescita, sostituito dal grasso bianco, che tende invece ad accumularsi, soprattutto al girovita.
La scoperta di cellule staminali in grado di rigenerarlo apre la strada a nuove cure per l’obesità. In altre parole sarà possibile in futuro coltivare queste staminali per ottenere questo prezioso grasso, alleato nel controllo del peso, da trapiantare per curare le persone fortemente obese.
Secondo uno studio sul futuro della ricerca biomedica in Italia, finanziato dalla Fondazione Mps e da Siena Biotech, il nuovo centro per la ricerca scientifica, nei prossimi anni il nostro paese resterà indietro rispetto agli altri. Il più retrogrado dunque? Sui problemi che ruotano intorno alle cellule staminali siamo effettivamente i più conservatori, con ritardi notevoli sulla cura di malattie come diabete, Parkinson, Alzheimer. Tra il 2009 e il 2015 la ricerca “made in Italy” risentirà della crisi economica e secondo i risultati dallo studio, anche crisi del sistema farmaceutico, dovuto alle scadenze dei brevetti, ma soprattutto alla mancata sostituzione dei farmaci vecchi con molecole nuove.
Fonte Aduc
C’è chi sceglie di conservare il sangue del cordone ombelicale del proprio bambino in una banca estera e chi invece decide di donarlo a una banca pubblica. Si tratta di scelte personali, l’importante è comunque non sprecarlo, visto che rappresenta una fonte preziosa di cellule staminali in grado di generare nuovi globuli rossi, globuli bianchi e piastrine, una risorsa per la cura di gravi malattie come la leucemia mieloide acuta, la talassemia, l’aplasia midollare o le immunideficienze congenite.”Ben venga la donazione anche se le possibilità di trovare un donatore compatibile sono 1 su 40mila- afferma la dottoressa Irene Martini, biologa e direttore scientifico di SmartBank – “ Se si utilizza invece il cordone proprio o di un consanguineo, la possibilità è di una su 4”
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In tutto il mondo i trapianti di staminali cordonali nell’ultimo anno sono raddoppiati, passando dai circa 10 mila eseguiti nel 2007 ai 20 mila del 2008. Il dato emerge dall’ incontro dal titolo “Identikit delle cellule staminali, tipi, applicazioni e prospettive della ricerca” organizzato a Milano il 14 maggio scorso. Oggi per un genitore scegliere fra conservazione autologa e donazione non è facile. “E’ una scelta individuale- commenta la dottoressa Irene Martini, presidente di Smart Bank Foundation - “Le future mamme devono sapere che le banche pubbliche conservano il sangue del cordone donato per un potenziale trapianto di cellule staminali, in caso di alcune malattia. Se si dona il sangue del cordone del proprio figlio ad una banca pubblica, la donazione può salvare una vita, ma non si ha la garanzia di poter disporre del sangue per un familiare successivamente, salvo particolari casi di malattie genetiche già diagnosticate in un fratellino o sorellina. Se una mamma decide invece di conservare il cordone per sé, deve informarsi attentamente sulle caratteristiche delle banche private a cui si rivolge. Questi laboratori, infatti, devono seguire criteri precisi, stabiliti da protocolli internazionali, che garantiscano la qualità della conservazione. E poiché questa operazione ha un costo sarebbe opportuno che la banca privata garantisse il diritto di recesso in caso di prelievo insufficiente per un trapianto alla luce degli standard scientifici attuali”.
E’ nata a fine aprile la Fondazione SmartBank, con sede a Londra, una Onlus che si occuperà principalmente di comunicazione e ricerca scientifica, formazione e informazione sul mondo delle cellule staminali, anche nelle scuole.
Tra gli altri obiettivi, la Fondazione cofinanzierà Gruppi di ricerca e avvierà studi clinici sull’impiego di queste preziose cellule in diverse malattie.
Appuntamento a Stresa, dal 14 al 16 Maggio 2009, con il Simposio “Progress in stem cell biology and medical application” organizzato da UniStem - Centro di Ricerca sulle Cellule Staminali dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Serono Symposia International Foundation.
Ad aprire il Convegno sarà sarà la Lettura Magistrale di Martin Evans, premio Nobel 2007 per la Medicina e padre della ricerca sulle cellule staminali embrionali da lui isolate per la prima volta nel 1981. Tra i temi centrali, la riprogrammazione cellulare, i rapporti tra cellule germinali, embrioni e cellule staminali, le applicazioni cliniche più recenti nelle malattie neurologiche e cardiovascolari.
Di cellule staminali cordonali si parla oggi sempre di più, anche se talvolta in modo sbagliato. Cosa bisogna realmente sapere sulle loro reali applicazioni terapeutiche? In che modo è possibile conservare il cordone ombelicale? Qual è la differenza tra staminali cordonali e embrionali? E infine, in che modo scegliere al momento del parto tra donazione e conservazione autologa e quali sono i vantaggi per il bambino? A questi interrogativi si cercherà di rispondere il 14 maggio a Milano in occasione del media tutorial, un breve corso rivolto a quanti si occupano di informazione attraverso i media, dal titolo “Identikit delle cellule staminali, tipi, applicazioni e prospettive della ricerca”.
Parteciperanno all’incontro, moderato da Armando Massarenti del Sole24ore, la dottoressa Irene Martini, Direttore di SmartBank Foundation e Elena Cattaneo, professore di Farmacologia e Direttore del centro di ricerca sulle cellule staminali dell’Università di Milano.
Per informazioni: Tel. 02.83105195
Cellule progenitrici del sangue (staminali ematopoietiche) sono state individuate nel liquido amniotico di topi e esseri umani e potrebbero in futuro essere impiegate per curare malattie genetiche su feti malati ancora in utero. A confermarlo sono i risultati di una ricerca pubblicata ad aprile sulla rivista Blood, condotta da un team di ricercatori italiani e francesi, che da tre anni stanno conducendo uno studio tra Parigi (Dipartimento di Bioterapia dell’ospedale Necker), Londra e Padova, finanziato dalla Fondazione Citta’ della Speranza, una Onlus che raccoglie fondi per la ricerca sui tumori infantili.
Secondo i ricercatori, se il feto fosse affetto da una patologia genetica
individuata grazie alla diagnosi prenatale (l’amniocentesi), le staminali ematopoietiche del liquido amniotico potrebbero essere prelevate, corrette e iniettate nel bambino al momento della nascita o quando ancora si trova utero, senza rischio di rigetto. Ancora una volta si conferma l’importanza della donazione autologa del sangue del cordone ombelicale, per avere una riserva di cellule staminali ematopoietiche proprie criocongelate, da utilizzare a scopo terapeutico senza rischio di rigetto.
Il National Institute of Health statunitense ha annunciato che pur essendo revocate alcune delle restrizioni imposte nel 2001 da George W. Bush al finanziamento della ricerca sulle cellule staminali embrionali, come promesso da Barak Obama, restano ancora alcuni limiti all’impiego di fondi federali. Nelle prossime linee guida sono previsti finanziamenti federali solo per l’utilizzo di cellule staminali derivate da embrioni crioconservati in esubero dalle cliniche per la fertilità (che altrimenti verrebbero buttati), mentre è vietata la “clonazione terapeutica”, cioe’ la creazione di embrioni umani ad hoc per la ricerca ( produzione di staminali. Per alcuni scienziati queste restrizioni potrebbero rallentare la ricerca in settori, per esempio la creazione di organi geneticamente modificati da utilizzare per i trapianti.
Fonte Virgilio.it
Buone notizie per il miglior amico dell’uomo: in caso di artrosi, le sue articolazioni potranno presto essere curate grazie alle staminali. Un gruppo di veterinari della Ku-Ring-Gai Veterinary Hospital di Sidney, ha infatti sperimentato una tecnica (frutto delle ricerche di Ben Herbert dell’Università di Sydney) per estrarre cellule staminali dal tessuto adiposo dei cani e iniettarle poi nelle articolazioni artritiche, con risultati positivi immediati e duraturi.
Il trattamento è impiegato dal circa un anno e già circa 60 cani ne hanno tratto giovamento. I risultati? Rapida riduzione del dolore e dell’infiammazione, formazione di una nuova cartilagine, ripresa del movimento e miglioramento progressivo dei sintomi dipo 9 , 10 mesi di cura.
Fonte Ansa.it
La ricerca italiana sceglie di produrre sangue a partire dalle staminali adulte, diversamente da quella bitannica che utilizza invece staminali embrionali.
I tempi sono gli stessi dei ricercatori inglesi, vale a dire 3 anni. Si tratta comunque di una soluzione complementare che non sostituirà le donazioni, in quanto la produzione di sangue artificiale è costosissima.
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