SmartBlog » archivio Aprile, 2009

NEL SISTEMA NERVOSO NUOVA POPOLAZIONE DI STAMINALI

neurone-22.jpgArriva dall’Università di Verona la notizia della scoperta di una nuova popolazione di cellule staminali (Leptomeningeal Stem Cells): si tratta di cellule immature situate nelle meningi, le membrane che ricoprono il sistema nervoso centrale dei mammiferi, capaci di differenziarsi in neuroni maturi e attivi.
Questi risultati, frutto di uno studio condotto nel Laboratorio di ricerca sulle cellule staminali, coordinato da Mauro Krampera, ricercatore della sezione di Ematologia, e nel Laboratorio di ricerca della sezione di Farmacologia diretta da Guido Fumagalli, grazie all’impegno di Francesco Bifari e Ilaria Decimo, confermerebbero che il cervello possiede una capacità rigenerativa maggiore di quanto si è sempre ritenuto. I risultati della ricerca, condotta per ora solo sui ratti, sono stati pubblicati sulla rivista ”Journal of Cellular and Molecular Medicine” e potrebbero portare in futuro, se confermati anche nell’uomo, a nuove prospettive terapeutiche per le malattie degenerative neurologiche, come il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer o la sclerosi multipla.
La ricerca ha ricevuto un primo riconoscimento in occasione del ”5th International Stem Cell School in Regenerative Medicine, Berlin-Rostock”, organizzato in Germania alcuni mesi fa e a cui hanno partecipato i maggiori esperti internazionali sulle staminali.

NASCE “FIRST”, IL NETWORK DI RICERCA SULLE STAMINALI MESENCHIMALI

mesenchimali.jpgSi chiama “First” ed è un network di ricerca, nato a Milano, sulle cellule staminali mesenchimali, la nuova frontiera della ricerca sulla rigenerazione dei tessuti e organi. Con “First” (da Forum of Italian Researcher on Mesenchymal and Stromal Stem Cells) saranno in rete in Italia i maggiori esperti su queste cellule. A dirigere First è Lorenza Lazzari, direttore dei laboratori di ricerca della Cell Factory ‘Franco Calori’ del Policlinico di Milano.
Le cellule staminali mesenchimali, scoperte recentemente e all’origine dei tessuti solidi, derivano dal midollo osseo, ma oggi si sa che si trovano anche nel sangue placentare.
Le applicazioni di queste staminali, ottenute da donazioni del cordone ombelicale, purificate e coltivate alla Cell Factory del Policlinico, sono state testate con successo in diversi modelli animali di rigenerazione tissutale e risultati interessanti sono stati raggiunti nella riparazione del danno polmonare da fibrosi, nella riparazione dei danni al midollo osseo e cerebrali e in quella del danno renale ( con il gruppo del professor Giuseppe Remuzzi del Mario Negri di Bergamo)
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RITA LEVI MONTALCINI E LE STAMINALI

rita_levi_montalcini_1_871977061.jpgA scoprire la prima volta le cellule staminali è stata Rita Levi Montalcini fra gli anni ‘40 e ‘50, mentre studiava l’Ngf, il fattore di crescita delle cellule nervose che ne provoca sviluppo e differenziazione e che le ha valso il premio Nobel nel 1986 insieme al collega Stanley Cohen.
La ricercatrice, che ha da poco compiuto 100 anni, lo ha svelato a Roma nell’incontro organizzato in suo onore dall’Accademia dei Lincei. ”Da tempo sto lavorando sulle cellule staminali, molto prima che diventassero famose -ha affermato. - “Una volta queste cellule erano chiamate taniciti ed erano molto ricettive nei confronti dell’Ngf. I risultati raggiunti confermano che le staminali sono la strada da seguire, anche se è ancora lunga. Il primo risultato e’ stato nel Parkinson, ma abbiamo buone speranze anche per l’Alzheimer”.

Fonte:Aduc Salute

A ROMA SIMPOSIO SULLA SCIENZA, ETICA E COMUNICAZIONE DELLE CELLULE STAMINALI EMBRIONALI

Appuntamento il 27 maggio prossimo a Roma all’Accademia Nazionale dei Lincei con il simposio ESTOOLS, finanziato dall’UE per approfondire il tema delle cellule staminali embrionali, le loro applicazioni, le normative vigenti e i problemi etici. Estools è un consorzio europeo, che coinvolge Istituti Accademici di diversi paesi europei, Italia compresa, con l’obiettivo di approfondire e incentivare la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Tra gli altri scopi del Progetto, ci sono anche quelli di formare giovani studiosi ed elaborare standard di laboratorio unitari per facilitare il confronto tra i vari studi sulle cellule staminali embrionali. Le iscrizioni chiuderanno il 1° maggio.

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STAMINALI PER RIPARARE IL TENDINE DI ACHILLE

staminali-calciatore.jpgForse c’è una buona notizia, soprattutto per gli sportivi: l’azienda britannica biotech MedCell Bioscience Ltd sperimenterà tra un anno su un primo gruppo di pazienti l’impiego di cellule staminali precedentemente isolate e moltiplicate per curare lesioni del tendine di achille, frequenti soprattutto negli infortuni sportivi. Per il 2011 è previsto uno studio multicentrico di vaste dimensioni in diversi ospedali europei per confermare i dati su un maggior numero di pazienti. Da anni ormai questa tecnica è impiegata con buoni risultati su oltre 1500 cavalli e si spera che anche sugli uomini il trapianto di staminali autologhe (prese dal paziente stesso) possa aiutare la rigenerazione di tessuto tendineo in caso di lesioni. Nicola Maffulli, chirurgo ortopedico italiano, esperto di medicina sportiva e da tempo emigrato in Inghilterra, collaborerà alla realizzazione dei test sull’uomo. La tecnica e’ stata adottata per la prima volta dai chirurghi del Royal Veterinary College di Londra.
Fonte ADUC- 17 aprile 2009

STAMINALI, ADDIO STERILITA’?

topo-da-laboratorio-compleanno.jpgCellule staminali della linea germinale, cioe’ riproduttiva, sono state identificate in topi adulti e rappresentano una fonte di nuove cellule uovo, gli ovociti. I risultati della ricerca, condotta da alcuni ricercatori cinesi dell’Universita’ di Shanghai Jiao Tong e pubblicati sul numero di aprile della prestigiosa rivista Nature Cell Biology, sono ancora preliminari, ma potrebbero in futuro portare a una nuova prospettiva per la cura della sterilità femminile, rivoluzionando la vita riproduttiva di una donna, anche di quella in menopausa. Nella sperimentazione le cellule staminali isolate dalle ovaie di topoline adulte sono state impiantate in ovaie di animali precedentemente sterilizzat, che sono tornati fertili ed hanno partorito piccoli sani.
La scoperta, se confermata nell’uomo, sarebbe rivoluzionaria perché finora il numero di ovociti disponibili per la vita riproduttiva era ritenuto finito, ma bisognera’ dimostrare che queste cellule staminali germinali sono presenti e isolabili anche nelle ovaie umane, verificando che siano capaci di produrre ovociti fecondabili.

CELLULE STAMINALI CONTRO IL DIABETE

diabetes-coverage-and-medicare.jpgIl futuro della cura del diabete di tipo 1, insulino dipendente o giovanile, potrebbe forse stare nell’impiego delle cellule staminali: la speranza arriva da un gruppo di ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, che ha portato avanti una sperimentazione su 23 pazienti tra i 13 e i 31 anni affetti da questa forma di diabete. I risultati sono stati pubblicati ad aprile sulla rivista Journal of the American Medical Association (JAMA), ma Richard Burt, che ha guidato la ricerca, e i suoi colleghi avevano già segnalato nel 2007 il successo a breve termine del trattamento, noto come trapianto autologo non-mieloablativo di cellule staminali emopoietiche, monitorando da allora i pazienti per valutare la durata degli effetti. Secondo i ricercatori, potrebbe bastare un’iniezione di cellule staminali, prelevate dal midollo osseo del paziente per far ripartire la produzione dell’insulina da parte del pancreas. Per quasi 4 anni 20 dei 23 pazienti trattati non hanno avuto bisogno delle iniezioni quotidiane di insulina per mantenere un buon controllo glicemico, otto hanno poi dovuto riprenderle, mentre in tre pazienti il trapianto di staminali non ha funzionato. Per scoprire se il cambiamento era duraturo, i ricercatori hanno misurato i livelli di peptide-C, correlati alla produzione di insulina, evidenziando un suo aumento fino a 24 mesi dopo il trapianto, che si manteneva per almeno 36 mesi.
Anche negli 8 pazienti che hanno dovuto riprendere l’insulina si è rilevato un significativo aumento del livello di peptide-C per almeno due anni. Secondo i ricercatori, il trattamento con le staminali funzionerebbe solo nei pazienti in cui la malattia è stata diagnosticata da poco, in quanto l’iniezione delle staminali avrebbe proprio l’effetto di contrastare la distruzione delle cellule che producono l’ormone (le beta cellule) .

UNA STORIA DI SOLIDARIETA’

viaggi-speranza.jpgE’ successo a Gavoi, un paese del Nuorese, in Sardegna: Roberto è un bimbo come tutti gli altri fino a 18 mesi, quando si ammala di leucodistrofia metacromatica, una malattia genetica degenerativa gravissima, caratterizzata da degenerazione della mielina del sistema nervoso centrale e periferico. I genitori, Dario e Lella Sanna. vengono a sapere che negli Stati Uniti, in una clinica del North Carolina, alcuni specialisti riescono a boccare il decorso della patologia con il trapianto di cellule staminali embrionali cordonali. Nel piccolo paese dell’isola un Comitato “Pro Roberto” , nato per consentire il viaggio della speranza, riesce a raccogliere 800 mila dollari necessari per l’intervento oltre Atlantico. La malattia è però purtroppo in uno stadio troppo avanzato per intervenire e la famiglia di Roberto decide di donare il ricavato della raccolta a Brains for brain, la Fondazione Europea per la lotta contro le malattie genetiche rare del cervello, nella speranza di essere di aiuto almeno a qualche altro bambino malato come lui.
Fonte: Famiglia Cristiana, 5 aprile 2009