All’indomani dell’annuncio dello studio britannico sulla produzione di sangue a partire dalle staminali embrionali non sono mancati i commenti in Italia e continua il dibattito su quale sia la fonte cellulare più valida.
“Nel rapporto tra scienza, bioetica e politica occorre ricollocare ciascun attore nel proprio ruolo: la scienza è e deve restare libera, a meno di non voler rinunciare esplicitamente al progresso scientifico - sottolinea a Roma durante un incontro sulle attività trasfusionali, organizzato dall’Osservatorio Sanità e Salute, Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma e presidente del Centro di studi biogiuridici ‘Ecsel’ (European centre for science, ethics and law).- “La bioetica è chiamata a valutare i profili etici delle applicazioni tecnologico-industriali del progresso scientifico. E la politica deve fondare su questi risultati eventuali limiti e divieti rivolti non alla scienza, ma a talune applicazioni tecno-industriali, specie quelle che alimentano fenomeni di business del corpo umano e delle sue componenti. Ritengo che vada superato l’atteggiamento, ormai di routine, di chi solleva per ogni nuova scoperta scientifica la questione etica, che non va agitata o minacciata, ma affrontata e regolata in modo condiviso’”.
Alcuni ricercatori del Harvard Stem Cell Institute di Boston, guidati da David Scadden, hanno individuato una molecola “guida”, la proteina ‘Gsa’, una sorta di antenna che guida le cellule cellule staminali del sangue verso il midollo osseo. La scoperta, pubblicata sul numero di marzo della rivista Nature, potrà migliorare l’efficienza dei trapianti di cellule del cordone ombelicale, spesso non ottimale in quanto le staminali cordonali sono spesso numericamente ridotte e solo una minoranza di esse riesce dal torrente sanguigno a raggiungere il midollo osseo. In altre parole, le staminali iniettate non sempre riescono a raggiungere midollo per rinnovare globuli bianchi, rossi e piastrine.
L’Italia è il primo paese al mondo per trapianti di cellule staminali emopoietiche eseguiti per milione di abitanti. A sostenerlo durante la presentazione a Roma del “Dossier per l’uso appropriato delle staminali dal sangue del cordone ombelicale”, messo a punto dal Ministero del Welfare, è Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt). Nel 2008 in Italia sono stati eseguiti 1.374 trapianti di cellule staminali emopoietiche da adulti familiari dei malati o da donatori esterni. Non solo, ma l’Italia ha un Registro di 370 mila adulti sani disponibili a donare le loro cellule staminali del sangue, mentre le unità di sangue cordonale conservate presso le biobanche italiane e disponibili sono 17.503. Di queste, nel 2008, ne sono state utilizzate 141, in Italia o all’estero.
Fonte: Adnkronos Salute
Maggiore prudenza nelle cure con le cellule staminali, soprattutto in centri non validati e di dubbia serietà, spesso al di fuori dei paesi leader della ricerca, ma pubblicizzati sul web, attraverso canali come Youtube, e che usano come testimoni presunti pazienti già trattati: l’allarme sui rischi del turismo delle cellule staminali arriva da un articolo comparso sul numero di marzo della rivista scientifica Science, firmato da Sorapop Kiatpongsan e Douglas Sipp, dell’Università di Chulalongkorn, a Bangkok, e della Harvard Medical School di Boston. Gli autori sostengono che sono in aumento i viaggi della speranza per curarsi con le cellule staminali e le cliniche senza scrupoli che promettono cure per malattie oggi incurabili, dall’autismo al morbo di Parkinson. Il problema è dilagante e riguarda tutti i paesi, soprattutto quelli asiatici, e non mancano aziende anche in Europa e Stati Uniti, molte delle quali chiedono cifre elevatissime per un trattamento. Il pericolo? La mancanza di studi clinici sulla sicurezza ed efficacia, l’uso di linee di staminali di dubbia provenienza, spesso derivate da traffici illeciti di feti e rischio di infezioni.
Fonte: Science 20 March 2009 (Vol. 323. no. 5921, pp. 1564 - 1565)
Per le mamme sarde è stato finora impossibile donare in Italia il sangue del cordone ombelicale del proprio bambino: orà invece potranno farlo grazie alla nascita della prima banca pubblica dell’isola per la crioconservazione di queste preziose cellule, che sarà operativa entro la fine dell’anno. La biobanca sarà ospitata a Cagliari in un’ala dell’ospedale Binaghi e sarà gestita in collaborazione dall’Asl 8 del capoluogo sardo e dal Centro Trasfusionale dell’Ospedale Brotzu. Per Carlo Carcassi, direttore del centro regionale trapianti del Binaghi e responsabile scientifico della futura banca, si tratta di un passo importante anche perché in Sardegna sono frequenti le patologie che le staminali possono curare ( come la talassemia) e l’isola ha uno dei registri più ricchi in Italia per la donazione di midollo osseo.
Fonte Nuova Sardegna- 6 marzo
“Dalla vita alla vita”: è l’iniziativa lanciata dall’Unione regionale delle province pugliesi (Upi) per informare i cittadini sull’importanza della donazione del sangue del cordone ombelicale, avviando nello stesso tempo anche una campagna di sensibilizzazione e una raccolta di firme (finora ne sono state raccolte cinque mila) per chiedere alla regione Puglia di potenziare e aumentare i centri per il prelievo e la raccolta di sangue. Attualmente sono 14, ma soddisfano solo la metà delle richieste di donazione, a causa dei mezzi e delle strutture ancora inadeguate per la conservazione e il prelievo delle cellule staminali.
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Londra, 23 marzo 2009 - Le donazioni di sangue restano comunque indispensabili, ma l’annuncio comparso su Indipendent online il 23 marzo , fa già notizia: un gruppo di ricercatori britannici, diretto dal professor Marc Turnel dell’Universita’ di Edimburgo, promette di arrivare entro tre anni alla produzione di sangue umano, da destinare alle trasfusioni, ricavato in laboratorio da cellule staminali embrionali, privo di agenti patogeni e quindi esente dal rischio di infezioni da HIV o epatite ai pazienti trasfusi. Si tratterà di sangue del gruppo «O», quello cioè più raro, ma che può essere trasfuso in qualsiasi paziente, senza pericolo di rigetto, ricavato utilizzando embrioni in eccedenza nei processi di fecondazione assistita. Secondo il quotidiano, una ricerca su piu’ vasta scala dovrebbe dovrebbe portare entro tre anni alla prima trasfusione su volontari. Il progetto sarà finanziato dal Wellcome Trust, ente di beneficenza per la ricerca medica, che ha messo a disposizione tre milioni di sterline (3,2 milioni di euro circa).
L’idea comunque non è nuova: scienziati di altri paesi , in particolare Svezia, Francia e Australia , stanno lavorando allo sviluppo di un sangue a partire dalle cellule staminali embrionali, tanto che lo scorso anno un team di una società di biotecnologie statunitense, la Advance Cell Technology, aveva annunciato di poter produrre in laboratorio miliardi di globuli rossi attraverso cellule staminali embrionali, ma la ricerca fu interrotta per mancanza di fondi derivanti dal bando alla ricerca sulle staminali deciso dall’allora amministrazione Bush.
NeuroStemcell (European Consortium for Stem Celli Therapy in Neurodegenerative Diseases) is a 4-year FP7 European Union funded Project which has been awarded a total budget of 11.9 million €, led by Coordinator Prof. Elena Cattaneo - University of Milan and Deputy Coordinator Prof. Anders Björklund - Lund University. Leggi l’intero articolo »
Il neuroblastoma è un raro tumore che colpisce i bambini e origina dalle cellule del sistema nervoso simpatico localizzate nelle ghiandole surrenali, oppure in alcuni gruppi di cellule nervose, i gangli, presenti nel collo, nel torace e nell’addome ai lati della colonna vertebrale. La diagnosi è importante per stabilire con precisione lo stadio della malattia e quindi pianificare le cure. Quando il tumore si trova allo stadio 4 (oltre alla la massa principale il tumore ha dato cioè metastasi nel midollo osseo, ossa, fegato) l’intervento chirurgico va associato a un trattamento molto aggressivo con alte dosi di chemioterapia, seguite da autotrapianto di cellule staminali del paziente (prelevate anche dal cordone ombelicale). Il primo trapianto autologo di cellule staminali cordonali, risale al 1999 ed è stato eseguito proprio in una bambina di 19 mesi affetta da questa forma tumorale (poi guarita), che aveva conservato queste preziose cellule alla nascita perché il fratellino era malato di leucemia mieloide acuta.
Ora ai problemi etici sull’uso delle cellule staminali si stanno però aggiungendo anche problemi di sicurezza, legati alla possibilità di trasmissione di virus o malattie, come quelle tumorali. In un recente articolo comparso sulla prestigiosa rivista JNCI (Journal of the National Cancer Institute), firmato anche dalla dottoressa Irene Martini, direttore scientifico di Smart Bank, è stata valutata questa possibilità in una bambina di tre mesi affetta da neuroblastoma toracico allo stadio 4, che aveva già infiltrato fegato e midollo osseo. Il campione di sangue cordonale della bimba conservato alla nascita e analizzato con metodiche sofisticate, è risultato contaminato dalle cellule tumorali, diverse però da quelle staminali, anche se l’inoculazione in topolini non ha determinato la comparsa del tumore. I ricercatori suggeriscono però di testare sempre il campione di sangue prima del trapianto, malgrado il neuroblastoma sia un tumore molto raro. In altre parole, vanno migliorati gli standard di sicurezza, che normalmente vengono rispettate dalle biobanche più serie. Non significa quindi che la ricerca sulle staminali debba essere abbandonata, ma che bisogna fare di più per la sicurezza.
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Il nuovo bando nazionale per la ricerca sulle cellule staminali predisposto dal governo e in discussione alla Conferenza stato-regioni, non prevede progetti sulle staminali embrionali, anzi conterrebbe la loro esplicita esclusione: a lanciare l’allarme è l’Associazione Luca Coscioni, che considera il divieto “privo di fondamento scientifico e in contrasto con l’orientamento di tutti i Paesi leader nella ricerca scientifica, compresi ora gli Stati Uniti.
Dello stesso parere è anche il professor Mario Stefanini, Ordinario di Embriologia e Istologia all’Università di Roma “La Sapienza”, fra gli organizzatori del seminario sull’ “Evoluzione biologica”, organizzato dall’Accademia dei Lincei a Roma, che ritiene eticamente accettabile l’uso delle cellule staminali embrionali a scopo di ricerca.
Dibattito ancora acceso sulla conservazione autologa (cioè per uso privato) delle cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale: ad alimentarlo è un documento del direttivo dell’associazione Scienza e Vita, dal titolo “Conservazione autologa del sangue dal cordone ombelicale”, redatto per chiarire le questioni etiche e scientifiche che ruotano intorno a questo scottante e attuale argomento, soprattutto dopo l’appello delle biobanche, che chiedono l’adozione di un nuovo sistema normativo sulle cellule staminali cordonali.
Come è noto in Italia e all’estero, esistono banche per la conservazione eterologa delle cellule staminali, a disposizione di chi ne ha bisogno, mentre la legislazione italiana, così come quella francese, non consente la conservazione per uso privato, se non in casi di utilità accertata per un familiare. Qualcosa però si sta muovendo: il documento non trascura infatti le esigenze del mercato e di tanti genitori, proponendo anche la conservazione autologa e la possibilità per il Sistema Sanitario Nazionale di accedere alle scorte private, se un qualunque cittadino ne avesse improvvisamente bisogno e non fosse disponibile sangue nelle banche pubbliche
L’ordinanza sull’esportazione nelle biobanche delle cellule staminali del cordone ombelicale, in scadenza il 28 febbraio, ha rischiato di non essere rinnovata per la mancanza di un intervento legislativo tempestivo. Fortunatamente due giorni prima, il 26 febbraio, il Ministro del Walfare Sacconi ha firmato la nuova ordinanza, entrata in vigore dal 1 marzo 2009.
Disponibile sul sito del Ministero della Salute, l’ordinanza “Disposizioni in materia di conservazione di cellule staminali da sangue del cordone ombelicale”, autorizza la conservazione in strutture pubbliche di sangue da cordone ombelicale donato per uso allogenico a fini solidaristici (cioè in favore di persone diverse da quelle da cui le cellule sono prelevate). L’esportazione di campioni di sangue cordonale per uso autologo, cioè privato, in biobanche private estere continua però ad essere autorizzata secondo modalità uguali a quelle già in vigore.
Ma qual è l’iter da seguire per poter conservare le cellule staminali del proprio bambino in una banca privata estera? L’autorizzazione va rilasciata dal Ministero della Salute, previo consulto con il Centro nazionale trapianti e accordo con la Direziona sanitaria della struttura dove avverrà il parto. Nella scorsa legislatura, maggioranza e opposizione si erano unite per regolamentare la possibilità di conservare queste preziose cellule anche a pagamento in biobanche private autorizzate e accreditate tramite la formula dell’autologa solidale, un compromesso che garantisce il diritto a conservare queste cellule per se’, ma anche il gesto solidaristico della donazione.
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