SmartBlog » archivio Dicembre, 2008

Paralisi cerebrale: bimbo migliora con cellule autologhe

images3.jpeg(AGI) - New York, 23 dic. - Boom di cellule staminali da cordone ombelicale conservate in banche private e per uso autologo. “Newsweek” ha alimentato il dibattito raccontando un fatto di cronaca che riguarda Dallas Hextell, che a 9 mesi ha ricevuto una diagnosi di paralisi cerebrale, una lesione neuronale molto grave causata da deprivazione di ossigeno in utero o alla nascita. I genitori hanno consultato diversi neurologi, ma le prospettive di guarigione erano pressoche’ inesistenti. Circa 9 mesi dopo, quando si e’ presentata l’occasione di far entrare il bambino in uno studio clinico sperimentale della Duke University su trapianti di cellule staminali autologhe (cioe’ conservate per l’uso eventuale sullo stesso donatore), la coppia non si e’ fatta sfuggire l’opportunita’. Infatti alla nascita di Dallas il sangue del suo cordone ombelicale era stato prelevato - a pagamento, come avviene anche in Italia in caso di conservazione autologa - e conservato in una banca privata. Una settimana dopo il trapianto, il bambino ha iniziato improvvisamente a parlare chiamando la mamma, e oggi che ha 2 anni cammina senza aiuto e ha un’attivita’ impensabile per un bambino con paralisi cerebrale. Un racconto, questo, che apre spunti interessanti sul controverso argomento sulla conservazione delle staminali.

Il caso: “Ridarò la vita a mio figlio”

170111-1.JPGDa San Giuliano in Toscana, per cercare nelle cellule staminali un rimedio alla disabilità e aiutare il piccolo Giuseppe da 3 anni in coma.

 
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Le responsabilità nel caso sono ancora al vaglio della magistratura, dopo un primo pronunciamento favorevole ai Sarsano, che però non serve a lenire il dolore dei genitori. “Giuseppe era un bambino forte, pieno di energia - ricordano Sara e Dino -. Oggi è ridotto a un vegetale: non si muove, si nutre attraverso un sondino e risponde agli stimoli esterni solo con gli occhi. Non possiamo rassegnarci a vederlo in questo stato”. Da qui la decisione di tentare la strada del progresso scientifico.

Il piccolo è prenotato per una visita da Lorenzo Genitori, neurochirurgo all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. E’ questo un polo di eccellenza in Italia, dove da qualche tempo si sperimenta il trattamento delle forme tumorali e degli scompensi cerebrali attraverso il corredo di staminali messo a disposizione dai consanguinei dei pazienti.

Lo specialista esaminerà le cartelle cliniche di Giuseppe, per stabilire se, nel suo caso, è possibile sfruttare il potere curativo delle cellule per arginare il danno neurologico. “L’augurio è che mio figlio possa essere sottoposto al percorso terapeutico, per migliorare le sue condizioni”, spiega Sara, una madre-coraggio che si dice disposta ad affrontare la quarta gravidanza (Giuseppe ha già due fratellini più piccoli), pur di offrire al primogenito il prezioso patrimonio estraibile dal cordone ombelicale.

In questa vicenda, in effetti, la donna non si è mai persa d’animo, nemmeno quando è stata costretta a lasciare il suo lavoro di operaia per seguire il bambino, che ha bisogno di assistenza continua, o quando ha dovuto abbandonare San Giuliano, dove i Sarsano vivevano fino a tre anni fa, per trasferirsi a Casaletto Lodigiano, dove la vita costa meno ed è possibile risparmiare qualche soldo per le cure mediche.

Sorretta da una fede incrollabile, Sara è una seguace di Rita Cutolo, la pranoterapeuta di Saludecio (Rimini), che avrebbe avuto il dono della guarigione da padre Pio. “L’abbiamo vista in televisione e da allora ogni mese le portiamo Giuseppe - racconta -. L’anno scorso siamo stati anche a Lourdes”. “Non mi stancherò mai di pensare che mio figlio possa tornare a essere quello di una volta; vorrei riuscire a trasmettere questo messaggio di speranza a tutte le persone che vivono il mio stesso dramma”.

Fonte: Il Giorno

Ricerca: staminali cordone efficaci nella cura della leucemia acuta

images2.jpegUno studio multicentrico europeo-statunitense, che ha confrontato per la prima volta gli effetti dei trapianti di staminali dopo chemioterapia, secondo la fonte di prelevamento ante-chemio ha esaminato 1240 adulti con leucemia acuta dal 2002 al 2006 ed è emerso che le staminali provenienti dal cordone ombelicale sono preferibili a quelle prelevate dal circolo sanguigno o dal midollo, in quanto a decessi correlati al trapianto, remissione di malattia e sopravvivenza assoluta, perfino quando manca più di un fattore di istocompatibilità nei tessuti del donatore e del ricevente. Uno studio di fase 1 del Cancer Research Centre, di Seattle, ha invece dimostrato che coltivando staminali da cordone ombelicale prima del trapianto si riesce a dimezzare i tempi di attecchimento nei malati di leucemia mieloide acuta: “Un passo avanti importante per i rischi infettivi cui è esposto il paziente durante l’immunodepressione indotta contro il rigetto”, dice l’ematologo-oncologo Roberto Stasi, dell’ospedale Regina Apostolorum, di Albano Laziale.

Incontri: A Padova SmartBank incontra i neo-genitori

images1.jpegAnche a Padova è in crescita il numero di neo mamme decise a conservare in laboratorio le preziose cellule staminali del cordone ombelicale, utili nella cura di molte patologie, soprattutto le malattie del sangue e secondo i dati dei centri trapianti internazionali, in particolare la leucemia linfoide acuta (ALL), la leucemia mieloide acuta e cronica (AML,CML), le immunodeficienze e le talassemie. In Italia ancora non c’è una legge specifica che consente la conservazione per il proprio bambino o per uso familiare e quindi cresce il numero dei genitori che conservano le staminali all’estero. Si parla secondo dati recenti di circa 10mila unità di sangue esportate.

A fine febbraio 2009 è attesa una decisione da parte del Ministero della Salute. Intanto l’interesse per questa nuova frontiera della ricerca e della medicina cresce rapidamente.

Di tutto questo, del prelievo, conservazione e utilità delle cellule staminali del cordone ombelicale si parlerà a Padova venerdì 19 dicembre presso l’Hotel Galleo in via Venezia 30 alle ore 18.30.

La dott.ssa Irene Martini, biologa e direttore scientifico della banca delle cellule staminali SmartBank che opera in Inghilterra incontrerà i genitori di Padova e del Veneto oltre che gli operatori sanitari per un seminario scientifico che è tra i primi a svolgersi nella città veneta.

Ricerca: Staminali contro la leucemia

images.jpeg Nuova ‘investitura’ per le staminali cordonali. Queste cellule contenute nel sangue del cordone ombelicale, capaci di diventare cellule di vari tessuti umani, rappresentano una valida alternativa per i malati di leucemia per i quali non e’ stato possibile trovare un donatore compatibile per il trapianto. A focalizzare l’attenzione su questo tipo di staminali nella lotta contro alcuni tumori del sangue sono gli ematologi Usa convenuti a San Francisco per il 50esimo congresso dell’American Society of Hematology (Ash).

da Aduc Salute - leggi la notizia completa

Chirurgia: Trapianto di trachea con staminali

ap_14417312_53210.jpgUNA DONNA spagnola di 30 anni è stata sottoposta a un trapianto di trachea nel quale l’organo, per la prima volta al mondo, è stato innestato con cellule staminali della ricevente, per evitare l’impiego di debilitanti farmaci antirigetto.
L’intervento è stato condotto in giugno da una équipe internazionale alla Clinica ospedaliera di Barcellona. Quattro gruppi di ricercatori, guidati dall’italiano Paolo Macchiarini e provenienti da centri universitari di Italia, Spagna e Gran Bretagna, hanno collaborato al caso, spiegato in un articolo pubblicato da “Clinical transplantation of a tissue-engineered airway” sulla rivista The Lancet. La donna era affetta da tubercolosi, aveva un polmone collassato e non riusciva a respirare da sola.
Il nuovo organo, modificato grazie alla bioingegneria, le permette a quattro mesi dall’intervento di occuparsi dei figli, fare le scale e persino ballare, cose impensabili per lei prima. I medici hanno risolto il problema del rigetto utilizzado la trachea del donatore solo come “supporto meccanico”: l’innesto di staminali ne ha fatto un organo nuovo, “costruito” su misura per lei. “Claudia non poteva giocare con i suoi bambini nè lavorare nè condurre una vita normale - ha detto il professor Macchiarini - ora può farlo: è il dono più bello che possiamo dare con il nostro lavoro”.
In pratica, per la prima volta, si è assistito alla sostituzione di un tratto delle vie aeree con una trachea da donatore “ricolonizzata” con cellule staminali autologhe, ovvero tratte dal midollo osseo e dall’epitelio respiratorio della stessa paziente (in termini tecnici detto “costrutto ingegnerizzato in vitro”). In precedenza, la paziente aveva rigettato tutti i tentativi di innesto di protesi sintetiche. Da qui la decisione di ricorrere ad un intervento innovativo e reso possibile grazie al lavoro del gruppo di ricerca di Pier Paolo Parnigotto e di Mariateresa Conconi, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Padova, a cui si devono i preventivi studi sperimentali che hanno permesso di realizzare il “costrutto”.

fonte: Repubblica.it