La prestigiosa rivista Nature dedica due pagine di approfondimento al libro di Armando Massarenti “Staminalia”. La scienza, i dogmi e lo stato.
allegato articolo nature
L’utilizzo più consolidato di cellule staminali in ambito clinico riguarda le malattie del sangue, specialmente leucemie. Dopo quello del midollo osseo, grande sviluppo è venuto in queste terapie con il trapianto di sangue del cordone ombelicale, che si è scoperto ricco di cellule staminali emopoietiche. Proprio quest’anno ricorre il ventesimo anniversario del primo trapianto di sangue del cordone ombelicale, eseguito a Parigi dal gruppo guidato dal Eliane Gluckman, presente ieri alla giornata di studio del premio Sapio, dove ha illustrato lo stato attuale della ricerca e le domande ancora aperte che devono guidare le valutazioni cliniche per scegliere le migliori cure.
“Presentero’ a breve una proposta di legge per favorire la formazione e l’accesso a banche di staminali che prevedano l’utilizzo delle cellule del cordone ombelicale sia per il donatore, sia per i suoi affini”. Lo annuncia in una nota Stefano De Lillo, senatore del Pdl, all’indomani della notizia del trapianto di trachea effettuato in Spagna con la tecnica innovativa della medicina rigenerativa. Un intervento che indica “con chiarezza” la strada per questo tipo di operazioni. “Utilizzare cioe’ le cellule staminali del ricevente per predisporre al trapianto gli organi ospitati”. Ma questo “puo’ essere fatto se viene attuata una premessa fondamentale: che il ricevente abbia depositato le proprie cellule staminali in una banca. Per questo - afferma il senatore del Pdl - presentero’ a breve una proposta di legge per favorire la formazione e l’accesso a banche di staminali che prevedano l’utilizzo delle cellule del cordone ombelicale sia per il donatore dello stesso sia per i suoi affini”.
In Parlamento ci sono anche altre proposte di legge tra cui quella della Senatrice Donatella Poretti (radicale del PD) che nella scorsa legislatura è stata molto attiva per una soluzione legislativa della materia.
Si può fare. Per ora i ricercatori si sono limitati a prelevare sangue dal cordone ombelicale, a usarne le staminali per costruire valvole cardiache in laboratorio e valutare i tempi. L’obiettivo finale è curare neonati con difetti delle valvole cardiache utilizzando le staminali del loro cordone ombelicale. I primi esperimenti sono stati presentati da un gruppo di ricercatori tedeschi al Congresso annuale dell’American Heart Association a New Orleans.
allegato pdf articolo Corriere della Sera 17 novembre 2008
Pubblichiamo il corsivo di Armando Massarenti su Il Sole 24 Ore di domenica 16 novembre. Il cordone tra le dichiarazioni favorevoli del Vaticano e la necessità di una regolamentazione liberale. Le dichiarazioni della dott.ssa Irene Martini di SmartBank.
allegato pdf articolo Sole 24 Ore
Si infiamma in queste ore la polemica sulle dichiarazioni del neo Presidente Obama a favore della ricerca sulle staminali embrionali. Dal Vaticano viene il “no” al loro utilizzo. Mentre si incoraggia la ricerca con le staminali adulte o da cordone ombelicale. Lo ha spiegato il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della salute, card. Javier Lozano Barragan che ha ricordato che oltre alle obiezioni morali (che poggiano sul diritto alla vita e sulla dignita’ dell’embrione) a sconsigliare la ricerca con le staminali embrionali sono anche gli ottimi risultati raggiunti con il prelievo da cordone ombelicale e con le cellule adulte. “Fino ad ora - ha detto l’esponente vaticano - le cellule che hanno una valenza positiva sono quelle del cordone ombelicale e le cellule staminali adulte”.
Noi di SmartBlog siamo favorevoli alla libertà di ricerca scientifica, prendiamo atto con piacere che il Vaticano riconosca il valore scientifico delle staminali cordonali, e ci chiediamo come mai ancora in Italia nonostante tutto non ci sia una legge chiara sulla raccolta del cordone ombelicale che a parte le mamme e i papà sensibili e informati che lo donano o lo conservano esportandolo all’estero, per il 98% viene buttato nei rifiuti ospedalieri. (La redazione)
L’anno 2008 è stato molto importante per SmartBank, segnando l’inizio di una nuova fase per l’azienda.
Nel settore della conservazione delle staminali cordonali, allo scopo di garantire trasparenza, linearità di azione ed efficacia dei controlli ispettivi, il sistema legale inglese ha innalzato gli standard qualitativi e professionali della Banca di Tessuti (cioè il laboratorio nel quale le cellule vengono trattate e crioconservate – nel Vostro caso il laboratorio Bio-Vault di Plymouth) e del c.d. Procurement (cioè l’organizzazione che si occupa direttamente di informazione, formazione, rapporti commerciali e logistica, come SmartBank).
Il Procurement e la Banca di Tessuti devono essere legati da specifici Service Level Agreement e coordinarsi secondo regole di qualità ISO 9001:2000. Il sistema inglese ha dimostrato di privilegiare un processo teso ad escludere mere intermediazioni commerciali o di marketing, come quella effettuata da Smart Cells International fino a metà del 2008.
Conseguentemente, in ossequio a queste nuove previsioni normative e alla luce di tre anni di proficua collaborazione, SmartBank è diventata, in esclusiva per l’Italia, la struttura di Procurement del Laboratorio Bio-Vault di Plymouth.
Si tratta di un importante riconoscimento per SmartBank, esteso anche ad altri Paesi del mondo, che stigmatizza l’elevato livello qualitativo di SmartBank, l’unica azienda europea oggi certificata ISO 9001:2000 specificamente per le attività di Procurement. Tanto più in considerazione del fatto che questo riconoscimento viene dal miglior laboratorio europeo di crioconservazione di cellule staminali.
Ovviamente il susseguirsi delle normative nel settore non modifica in alcun modo i contratti precedentemente conclusi che restano pienamente validi ed efficaci, ed in ogni caso garantiti da tutti gli originari contraenti, cioè non solo da SmartBank e Bio-Vault, ma anche da Smart Cells International.
Auspichiamo che la serietà del modello inglese sia ripresa anche da altri Paesi e siamo certi che il nostro lavoro per elevare gli standard qualitativi costituisca sempre la miglior garanzia per i nostri clienti.
Ho letto “STAMINALIA”. Dovrebbe essere consigliato come lettura soprattutto ai politici italiani. Qual è stato il suo primo obiettivo nello scrivere un libro così?
L’esigenza di chiarificazione. Scientifica da un lato, ma anche morale. Si è fatta troppa confusione nel dibattito etico-politico italiano. La si è fatta volutamente e artatamente, per impedire ai cittadini di farsi un’idea chiara dell’importanza cruciale della ricerca sulle cellule staminali, embrionali o adulte che siano. I politici non credo che leggeranno “Staminalia”, anche se è proprio pensando a loro che in fondo è stato scritto. Ma in attesa che muti il clima politico, e che una serie di questioni legate alla ricerca vengano trattate in maniera più matura, è soprattutto ai cittadini che il volume si rivolge. Staminalia non è solo il racconto di una straordinaria rivoluzione in atto in campo biomedico. E’ anche la trattazione di un case study di bioetica che di fatto, vista la profondità dei valori che mette in gioco, si trasforma nella cartina di tornasole sullo stato di salute della nostra stessa democrazia.
Nel libro si parla appunto di bioetica. Quale sintesi le sembra migliore per spiegare in modo semplice cos’è e cosa dovrebbe essere la bioetica?
Le dico innanzitutto che cosa secondo me “non” deve essere la bioetica. Non deve essere un correttivo morale per una scienza dipinta come per sua natura malvagia e pericolosa. Ma questa purtroppo è invece proprio l’immagine che ne ha dato il nostro Comitato nazionale di bioetica. No, la bioetica non deve nutrirsi o assecondare gli atteggiamenti antiscientifici peraltro ampiamente presenti nella società italiana. Deve invece esplorare i temi di rilevanza etica propostici dai progressi della biomedicina e presentare ai cittadini e alle loro rappresentanze politiche una chiarificazione dei problemi. Soprattutto svolgere un ruolo informativo sulla pluralità delle possibili soluzioni, evitando di proporne una, magari votata a maggioranza.
Il CNB in Italia è organo consultivo. In Inghilterrà esistono le Authority. Le sembra questa una via percorribile anche da noi?
Per fortuna che il Cnb, visto da chi è composto, ha solo un ruolo consultivo! Da noi sarebbe auspicabile avere delle associazioni davvero rappresentative del mondo della scienza come quelle inglese, francese o americana. In questi paesi, al contrario che da noi, la voce della scienza può farsi sentire forte e chiara, e i politici, volenti o nolenti, sono costretti a tenerne conto. Ciò mette in atto anche un confronto più maturo e virtuoso tra scienza e società. I cittadini possono, anzi devono, essere messi in grado di criticare la scienza. Non però nel modo generico che prevale da noi, ma sapendo bene di che cosa stanno parlando.
La rivoluzione delle staminali. Come in tutte le rivoluzioni qualcuno deve soccombere? Lei contrappone le staminali embrionali a quelle adulte. Non possono coesistere in una chiara e sana politica di libertà della ricerca?
In Staminalia io in realtà non contrappongo le embrionali alle adulte. Anzi, critico aspramente le campagne che millantano i miracoli delle adulte e che dipingono come inutile la ricerca sulle embrionali. Mi parrebbe però un errore fare l’esatto contrario, esaltando cioè le embrionali (anche se indubbiamente la ricerca su di queste appare più promettente, non foss’altro perché sono pluripotenti) a scapito delle adulte. Dico invece che la ricerca deve procedere con la massima libertà in tutte le possibili direzioni. Il lavoro da fare è ancora immenso ed è assolutamente prematuro dichiarare inutile una via piuttosto che un’altra. Va dunque abbandonata la falsa contrapposizione tra cellule etiche e cellule non etiche. I ricercatori, allo stadio attuale, non possono fare a meno di usare le cellule staminali embrionali. Lo hanno dichiarato apertamente proprio coloro che, come Thomson e Yamanaka, stanno battendo le vie più interessanti per riprogrammare le adulte facendole comportare come embrionali.
Infine, anche la conservazione / donazione delle staminali cordonali in Italia non ha ancora un quadro normativo certo. Che ne pensa?
Anche in questo campo la situazione è paradossale. È proprio di questi giorni la notizia che sono diecimila le mamme italiane che entro la fine della’anno stanno depositando all’estero le cellule del cordone ombelicale dei loro neonati. Ciò dipende dal fatto che la crioconservazione autologa delle cellule cordonali non è permessa in Italia, ma lo è invece nel resto d’Europa. Un altro divieto che, come italiani, ci fa sentire diversi dalle altri nazioni civili. E che alimenta la classica divisione tra cittadini tra coloro che hanno conoscenze e disponibilità economiche per fare all’estero ciò che da noi non è permesso e coloro invece che vedono fortemente ristretta la propria libertà d’azione.
intervista di Alessandra Filograno
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